Da più di 10 anni non vi è stata nessuna attenzione, da parte di tutti i politici locali, sul reale declino dei reparti in questione
OSPEDALE GIANNUZZI DI MANDURIA
Nelle ultime settimane quasi tutti gli amministratori locali, i dirigenti di alcuni partiti politici nonché molti consiglieri regionali del versante orientale della provincia ionica si sono mobilitati in massa per protestare contro la chiusura dei reparti di Ostetricia e Pediatria dell’Ospedale Giannuzzi di Manduria. Cosa, ovviamente giusta e lodevole, se pensiamo che tale ospedale si trova in una posizione geografica a cavallo tra le tre province dell’area Salentina.
Ma, alcuni interrogativi ce li dobbiamo porre, perché è facile cavalcare l’onda della protesta civile, da parte degli amministratori o politici di lungo corso, quando poi gli stessi sono gli autori del declino sociale e culturale del territorio dove loro stessi e le loro famiglie vivono. Purtroppo chi propone i tagli ai servizi essenziali per i cittadini, come quelli sanitari, sono sempre coloro che hanno creato i buchi nei bilanci, che hanno sperperato i soldi pubblici e che hanno fatto del servizio sanitario pubblico una fonte di spreco incontrollato.
Cerchiamo quindi di fare luce sul perché di questa chiusura dei reparti e soprattutto i nomi ed i motivi di queste scelte, ricordando che è troppo facile ergersi dal palco di una piazza e cavalcare l’onda del malcontento popolare verso la classe dominante, tentando di far passare per colpevoli sempre gli avversari politici con il doppio fine di accrescere la visibilità e la possibilità di effettuare un ricambio politico, sfruttando l’ennesimo inganno nei confronti di una popolazione disinformata, ignorante, frammentata e da manipolare comunque.
Tentiamo, quindi, di fare un pò di chiarezza in modo tale che i lettori ed i cittadini più accorti possano avere un quadro più completo e dare delle valutazioni obiettive e razionali senza badare troppo a quello che viene propalato dai politicanti.
Con la conferenza Stato-Regioni tenutosi a Roma in data 16/12/2010 presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri tra l’allora Ministro per i rapporti con le Regioni ed i rappresentanti delle Regioni e degli Enti Locali si stabilirono le “Linee di indirizzo per la promozione ed il miglioramento della qualità, della sicurezza e dell’appropriatezza degli interventi assistenziali nel percorso nascita e la riduzione del taglio cesareo” pubblicato in G.U. n 13 del 18.01.2011, recepito successivamente con Deliberazione della Giunta Regionale della Puglia n 131 del 31.01.2011 (BURP n 25 del 16.02.2011). Tale accordo prevede come primo requisito per le UU.OO di Ostetricia di 1° livello un numero di nati per anno non inferiore a 500 e fino a 1000 considerando che per gli standard di sicurezza deve essere prevista la disponibilità di un Servizio di rianimazione e terapia intensiva generale o, in alternativa, un Collegamento formalizzato con lo stesso.
Dall’accordo tra lo Stato e le Regioni ne è scaturito che tutte le regioni italiane, compresa la Puglia, che se non sbaglio fa ancora parte dell’Italia, si sono dovute, obbligatoriamente, adeguare a tali direttive, tagliando quindi i reparti di Ostetricia e Ginecologia con un numero di nascite annue inferitore a 500; la delibera della giunta regionale, recependo tale accordo, ha dovuto tagliare i reparti di Ginecologia ed Ostetricia degli ospedali di Lucera, Manfredonia, Canosa, Trani, Terlizzi, Molfetta, Ostuni, Fasano, Manduria, Gallipoli e Casarano, quindi non solo Manduria ma anche altri ospedali sono andati sotto la ghigliottina.
Questo è il primo punto di analisi, il secondo non meno importante è che in più di 10 anni non vi è stata nessuna attenzione, da parte di tutti i politici locali, sul reale declino dei reparti in questione soprattutto a Manduria vi è vista una forte riduzione del numero di medici e del personale ostetrico ed infermieristico, il cui risultato non può che influire sulla qualità del servizio.
Altro punto nodale è dato dal fatto che, come viene riportato nell’accordo e nella delibera di giunta regionale, i reparti di Ginecologia ed Ostetricia devono dotarsi degli standard di sicurezza previsti per legge ovvero devono avere un servizio di rianimazione e terapia intensiva generale o un collegamento con altra struttura il più vicino possibile, al fine di scongiurare eventuali problematiche deficitarie dovute al parto, che possono compromettere la vita del feto o della puerpera. Anche in questo caso Manduria non rispetta tali criteri in quanto non ha una sala di rianimazione (anche se è in fase di realizzazione) ed inoltre si trova in una posizione troppo lontana per raggiungere, in un tempo adeguato, le altre strutture ospedaliere, quindi provate a chiedere a qualsiasi donna o agli stessi politici se farebbero nascere i propri figli in una struttura priva degli standard minimi di sicurezza.
Considerato che ai nostri politicanti piace parlare con i numeri, quando gli conviene, cerchiamo di fare ulteriore chiarezza inserendo le ultime statistiche riguardanti le nascite degli ultimi anni negli ospedali di Manduria e Grottaglie, riportate tra l’altro dai quotidiani locali, si evince un dato positivo per l’ospedale di Grottaglie che nel 2010 ovvero nella prima fase dei tagli ai posti letto ha rilevato un picco elevato di nascite rispetto a Mandria pari a 795 provenienti da tutti i comuni della provincia e non solo anche da Milano, La Spezia, Pavia, Firenze ecc, su queste 795 neo mamme 91 provenivano da Manduria, 39 da Lizzano, 61 da San Marzano, 57 da fuori regione come evidenziato precedentemente. Sulla base di questi dati come si può fare una battaglia mediatica avulsa e denigratoria?
Una risposta c’è sempre sta iniziando la campagna elettorale per le prossime elezioni politiche e sull’onda dei tagli alle province vi è una possibilità che si torni al voto, allora quale bella occasione per soddisfare il palato elettorale dei furbetti della politica che continuano a sciacquarsi la bocca con parole come la nostra Terra, la nostra Casa, i nostri Cittadini, tutte belle parole ma si dimenticano che sono proprio loro gli artefici della devastazione sociale culturale di un bellissimo territorio, proprio con la loro spietata avidità dettata da logiche speculative hanno rovinato tutto ciò che di buono è stato realizzato. E’ proprio in questi momenti che tali forze fumose si affiancano ai moti di protesta per raccoglierne i frutti elettorali facendosi promotori del nulla e dell’inconcludente.
Ora che è in atto una vera rivoluzione culturale saranno i cittadini ad esprimersi su chi deve fare veramente delle scelte giuste in favore del popolo e chi invece dovrebbe starsene a casa a guardare le partite di calcio, solo così si potranno avere dei servizi al cittadino efficienti e vicini alla persona.
Luca Lionetti





