“La prima Repubblica muore affogata nelle tangenti, la seconda Repubblica esce dal sangue delle stragi ma nessuno ricorda più nulla. La storia è maestra ma nessuno impara mai niente...”
“Promemoria – 15 anni di storia d’Italia ai confini della realtà”: Marco Travaglio ripercorre le più importanti vicende della politica italiana da Tangentopoli
Un grande successo per il giornalista Marco Travaglio che sabato 30 gennaio al Teatro Impero di Brindisi ha letteralmente sbancato il botteghino diventando per l’occasione artista ed attore: da solo sul palcoscenico per circa tre ore ha tenuto il pubblico col fiato sospeso, attento ad ogni sua parola. “Promemoria – 15 anni di storia d’Italia ai confini della realtà” è il titolo dello spettacolo, un vero fenomeno della stagione teatrale in corso che ha già registrato ovunque il tutto esaurito. Travaglio tiene un lungo monologo diviso in capitoli intervallati dalla musica dei C-Project, con Valentino Corvino al violino e Fabrizio Puglisi alla tastiera. Un grande esperimento artistico che ha visto fondersi le parole del noto giornalista torinese, impegnato da anni in un’attività di minuziosa ricostruzione della recente tragicomica storia della politica italiana, e la musica non certo lenitiva ma dai ritmi incalzanti e suggestivi, adatta a fungere da cornice e a far risaltare il nitido racconto del genio giornalistico torinese. Travaglio ha ripercorso all’interno di una dimensione per lui inedita, il teatro appunto, le vicende della Seconda Repubblica da “Mani Pulite” ad oggi.
“La Prima Repubblica muore affogata nelle tangenti, la seconda esce dal sangue delle stragi ma nessuno ricorda più nulla”.
“La storia è maestra ma nessuno impara mai niente...”
Con queste parole apre lo spettacolo, ovvero con le vicende legate alle tangenti della prima repubblica e col racconto di quel famoso 17 febbraio del ’92, data che segnò l’inizio di Mani Pulite, in cui Mario Chiesa, socialista e presidente dell’ospizio Pio Albergo Trivulzio fu arrestato per aver preso l’ennesima tangente, fatto questo che scoperchiò il pentolone di Tangentopoli in cui cuoceva a fuoco lento la maleodorante minestra del sistema delle tangenti tra politici e imprenditori, 10 mila miliardi di lire l’anno, secondo i calcoli realizzati nel 1992 dall’economista Mario Deaglio, un sistema di sperpero sistematico dei soldi pubblici. “Da Chiesa a Craxi il passo è brevissimo - continua Travaglio - infatti il 15 dicembre del ’92, il segretario socialista, già capo del governo riceve il primo di una lunga lista di avvisi di garanzia, accusato di corruzione, concussione e finanziamenti illeciti”. Inizia così il racconto delle avventure giudiziarie di Bettino Craxi, dei conti in Svizzera in cui confluivano soldi illeciti, delle proprietà acquistate con i proventi delle tangenti e della latitanza del politico. Ma come funzionava il sistema Tangentopoli? “Quando qualche azienda voleva partecipare alle gare d’appalto doveva mettersi d’accordo con altre imprese, costituire un consorzio e poi i vari consorzi si ritrovavano al tavolo della spartizione per decidere prima chi doveva vincere questo appalto o quell’altro in modo che ognuna ne aveva uno e non disturbava gli altri; il prezzo lo decidevano le imprese e non lo Stato. Il mercato non c’era e la concorrenza era finta, lo Stato spendeva molto di più per le opere pubbliche, gli imprenditori guadagnavano di più però poi dovevano dare ai partiti un tot che era la tangente: per ogni appalto di costruzione il 3% e per ogni appalto di impiantistica il 13%”. Così continua a raccontare il sistema delle tangenti che è emerso dopo anni di indagini, ma il tutto condito da un brillante umorismo, tipico dello stile di Travaglio. Non manca proprio nessuno, Claudio Martelli ad esempio, “il più promettente dei politici di quel periodo, successore di Craxi che dice una frase che rimarrà nella storia con un “restituirò il vero onore perduto dai socialisti” ma un mese dopo questa dichiarazione viene indagato a sua volta per varie mazzette, era Ministro della Giustizia e si dimette. Allora c’era questa usanza barbara dei ministri indagati di dimettersi: usanza oggi caduta in disuso!” Riferendosi chiaramente ai politici più in vista del momento che nonostante le numerose accuse e inchieste a loro carico continuano a non voler rassegnare le dimissioni. Al primo posto, ovviamente, Silvio Berlusconi.
“Tangentopoli, maxi tangente Enimont e bancarotta dello Stato: chi pagava il conto?”
Ma prima di passare al suo politico “preferito” non poteva non svelare anche tutti gli intrighi che stanno dietro ad altri casi eclatanti di corruzione all’italiana; uno di questi è ricordato col nome di Maxi Tangente Enimont con cui Raoul Gardini decise di comprare il Parlamento, destra e sinistra, maggioranza e opposizione “La più grande tangente mai vista in Europa prima dell’arrivo di Previti!” E tra le risa del pubblico va avanti la lunga lista di confessioni di politici corrotti, Forlani, Craxi, Pomicino. Quest’ultimo “aveva delle modalità più pittoresche di confessare: quando Di Pietro lo interroga sulla sua parte di mazzette per il caso Enimont, tre miliardi e mezzo, Pomicino lo corregge subito No, erano cinque e mezzo i miliardi” e, ironizza Travaglio, “non è mica un pezzente che si vende per un tozzo di pane: lui aveva una sua dignità da difendere, in diretta televisiva poi!” E come non citare le “ruberie” sul dopo terremoto in Campania? Travaglio passa al setaccio anche quelle in cui “a Pomicino viene contestata una “tangentina”, i politici derubavano i cittadini come se fosse semplicemente una vecchia abitudine e non si rendevano nemmeno conto delle loro azioni tanto erano abituati a farlo. Ma chi pagava il conto alla fine di questa gigantesca macchina tritasoldi che era diventato il sistema dei partiti? Pagava lo Stato, anzi, i cittadini: “Basta confrontare i costi per le opere pubbliche rispetto agli altri Stati d’Europa, la Germania ad esempio, in cui costavano un quarto che da noi e in cui tra l’altro c’erano il doppio delle opere pubbliche realizzate nella metà del tempo. Tutto questo non faceva altro che aumentare qui da noi le tasse”. Spiega Travaglio che non ci sarebbero mai stati aumenti di tasse se non ci fosse stata la corruzione che oggi ci costa molto di più, come ha calcolato la Banca Mondiale. Poi nel ’92 la Bancarotta dello Stato e “lo Stato non ha più soldi per pagare i dipendenti pubblici; la lira crolla ed è costretta ad uscire dal sistema monetario per qualche anno e il governo Amato deve varare una legge finanziaria da 93mila miliardi di tasse. Gli Italiani erano stati chiamati a pagare i costi di tangentopoli, come lo scontrino finale, con un prelievo obbligatorio sui conti aperti dei cittadini del 6 per mille. Oggi - spiega Travaglio - la corruzione ci costa molto di più, circa 50 miliardi di euro all’anno, secondo la Banca Mondiale. Continuano a derubarci. E noi? Glielo lasciamo fare e, anzi, votiamo chi ci deruba allegramente!”
Secondo Berlusconi tangentopoli non ha a che fare con le tangenti, ma con i magistrati
E così, tra un riferimento velato ed uno esplicito si arriva finalmente a parlare di lui, Silvio Berlusconi, che indiscutibilmente è il bersaglio preferito della satira così finemente costruita da Travaglio il quale “ha chiuso i rubinetti dell’informazione ed aperto quelli della disinformazione”. Ma, come se non bastasse, “ha iniziato un bel giorno a raccontare a reti unificate che Tangentopoli non ha a che fare con le tangenti, ma con i giudici che si sono messi a tavolino con l’obiettivo di colpire determinati politici e dirigenti di aziende; ovviamente parlava così perchè c’era anche lui di mezzo. Berlusconi racconta che i 5mila indagati, sono stati tutti assolti; nessuno lo sa ma ne sono stati condannati 1.300 fra politici, amministratori, presidenti del consiglio, ufficiali dell’esercito, dirigenti delle più grandi aziende italiane... Tutti gli altri? Il 5% assolti, e gli altri prescritti; ma racconta l’altra balla e cioè che assoluzione e prescrizione sono la stessa cosa. E tutti se la bevono. Ma poi un bel giorno arriva la balla delle balle, che Craxi era un sant’uomo. Sì proprio Craxi il latitante che ora che è morto è diventato, secondo lui, esule: è proprio vero, si cambiano le parole per cercare di cambiare la storia. Gli si vogliono intestare strade, vie e monumenti equestri; ma, dico io, se proprio volete dedicargli qualcosa, dedicategli una tangenziale, almeno sappiamo di chi stiamo parlando!” Così continua poi con Berlusconi, di cui non viene risparmiata nemmeno la più piccola vicenda: “Silvio nasce nel 1936 a Milano, figlio di Luigi Berlusconi dirigente...” e così via fino alla laurea nel ’61 con una tesi sulla pubblicità; dopo il suo ingresso nell’edilizia: “Fonda una miriade di società dai capitali misteriosi, costruisce la città satellite Milano 2, poi arrivano i prestanome: Berlusconi è proprietario di molte società ma non compare mai il suo nome”.
Berlusconi alla conquista delle tv private, delle giovani attrici e della Mondadori
Travaglio cita i fatti più importanti sia della carriera del nostro Presidente del Consiglio come la nascita di Tele Milano 58, Tv via cavo che poi passerà all’etere diventando Canale 5, che della sua vita privata come l’entrata nel ’78 nella loggia massonica P2 o l’incontro con l’attrice che diventerà la seconda moglie: “Nell’ ’80 va a vedere una commedia al teatro Manzoni ed è lì che si innamora di Miriam Bartolini, giovane e bella attrice che si fa chiamare Veronica Lario, con cui ha per quattro anni una relazione clandestina, finchè non nasce una figlia, Barbara”. Ma Berlusconi è deciso a voler sfondare nel campo della Televisione e decide di investire comprando, tra le tante reti, Rete 4 e Italia 1, diventando nell’ ’84 il padrone totale della televisione commerciale.
Però “visto che trasmette i programmi su tutto il territorio nazionale e la legge lo vieta, perchè la televisione è libera ma solo su scala regionale e solo la Rai può trasmettere su tutto il territorio nazionale, gli vengono bloccati i programmi. Lui oscura le sue televisioni e sugli schermi neri mette una scritta che dice che sono stati i giudici a bloccare le trasmissioni, in modo che la gente creda che gli è stata fatta un’ingiustizia...Nell’ ’86 acquista il Milan. Nell’ ’88 compra la Standa e poi nell’ ’89 una piccola quota della Mondadori e visto che in realtà vorrebbe prendersela tutta ma i proprietari della Mondadori avevano già preso un accordo scritto con De Benedetti per cedergli le quote entro il ’90 è “costretto” a convincere, comprandoseli con laute tangenti, prima i proprietari e poi i giudici per ottenere la Mondadori...”
Il mafioso Mangano, condannato per traffico di eroina, è stalliere nella villa di Berlusconi
Travaglio fa una lunga lista delle vicende, lecite ed illecite della carriera di Silvio Berlusconi non tralasciando però nemmeno le vicende giudiziarie o le amicizie illecite, come l’ambigua presenza del mafioso Vittorio Mangano, assunto dal Premier come stalliere alla villa di Arcore, dove non c’erano però cavalli. Mangano è un mafioso siciliano “testa di ponte della mafia al nord per il traffico di eroina e il riciclaggio di denaro sporco” come disse il giudice Paolo Borsellino in una nota intervista. Mangano fu infatti condannato da Falcone e Borsellino per traffico di droga e mafia al Maxi Processo, in base a intercettazioni di telefonate tra Mangano e altri personaggi, imprenditori, mafiosi, politici e anche Marcello Dell’Utri. “In una famosa telefonata tra i due infatti, Mangano pronunciò una frase apparentemente incomprensibile: ‘Devo proporle il secondo affare che ho trovato per il suo cavallo!’ Dell’Utri rispose: ‘Per i cavalli occorrono i soldi’ e Mangano ‘se li faccia dare da Silvio’. Borsellino scoprì poi che non si trattava di cavalli ma di partite di eroina”. Ma quando si parla di Berlusconi, non si possono non citare, oltre alle vicende ambigue in cui è stato coinvolto e le tappe della sua ascesa imprenditoriale, anche le battute, felici ma più spesso infelici, che caratterizzano i suoi discorsi e il suo modo tragicomico di fare politica. In questo ambito Travaglio ha davvero molto materiale da presentare al pubblico e come una serie di gag divertenti le elenca tra le risa generali, intitolando questa parte dello spettacolo Breve antologia dei detti memorabili.
Le frasi infelici, fatte in televisione, dal nostro Presidente del Consiglio
“I poveri sono persone diseducate al benessere” oppure “Mussolini non ha mai ucciso nessuno, anzi mandava gli oppositori in vacanza nelle isole!” Ed ancora, una grande lezione di democrazia: “Non capisco perchè a San Siro devono entrare anche i tifosi delle altre squadre togliendo il posto ai nostri. San Siro deve diventare solo rosso nero”; nel ’95 disse in Tv “ho dato mandato irrevocabile di vendere le mie televisioni” battuta seguita inevitabilmente dai commenti sul possibile Alzheimer del Presidente del Consiglio; oppure quando Bertinotti a Porta a Porta evoca il sacrificio dei sette fratelli Cervi e la figura eroica di papà Cervi, Berlusconi lo interrompe per un annuncio importante con un “sarò lieto di incontrare il papà dei fratelli Cervi quanto prima” poi però gli spiegano che è morto nei primi anni ’70! Celebre è stata anche la crisi economica e politica con la Finlandia nata dalla sua affermazione “per portare a Parma l’Agenzia Alimentare Europea ho dovuto riesumare le mie doti di playboy e fare la corte alla presidente finlandese” e Travaglio racconta: “Sta poveretta (la presidentessa Tarja Kaarina Halonen, ndr) viene convocata dal Parlamento finlandese perchè tutti sono curiosi di sapere perchè mai abbia ceduto all’Italia un’agenzia alimentare che spettava alla Finlandia in cambio di una notte d’amore, con uno così poi. Lei tenta di spiegare che non bisogna credere a tutto quello che esce da quella bocca”. Ma ormai fra i due Paesi nacque una crisi diplomatica e Berlusconi tentò di fare qualcosa: “Capisce allora che l’ha combinata grossa - continua Travaglio - e tenta di rimediare. Come? Raddoppiando la gaff! Con un “è ovvio - dice Berlusconi - che la danno a noi l’agenzia alimentare, cosa può mettere nel piatto un cuoco finlandese, prosciutto di renna affumicato?” Ma la battuta provoca un’altra crisi, sta volta però economica, perchè gli allevatori finlandesi bloccano le importazioni di generi alimentari dall’Italia. A Berlusconi viene allora spiegato che deve rimediare e lui tenta a modo suo. Come? Triplicando la gaff!
Si presenta ad una convention di Forza Italia con una gigantografia della presidente finlandese dicendo: “Ma l’avete vista bene? Vi pare che mi metto a fare la corte ad una così?” dandole della racchia in mondo visione - e conclude Travaglio – “se la Finlandia era uno dei pochi Paesi che ancora ci considerava, l’abbiamo sistemato definitivamente”.
Gaia Monti Guarnieri





