L’intervista a Daniele Pichierri, presidente della nuova Associazione
NASCE “L’OPPORTUNITÀ”:
ASSOCIAZIONE PER IL RECUPERO DELLE
TRADIZIONI E PER LA CRESCITA
ECONOMICO-CIVILE DEL TERRITORIO
LOCALE
Da pochi mesi è presente a Sava una nuova associazione: “L’Opportunità”. Nata dal desiderio di un gruppo di giovani che amano il proprio paese e che desiderano proporre iniziative culturali e sociali per promuovere il territorio e rivitalizzare il tessuto sociale, si definisce essa stessa associazione culturale, solidale, agricola e turistica. Il suo intento primario è la creazione di più opportunità di lavoro, cui si aggiunge quello di rivalutare il territorio passando attraverso l’organizzazione di eventi piacevoli e caratteristici della realtà tradizionale savese (che si interseca nella ionico salentina… non e solo di Sava). Abbiamo intervistato il presidente de “L’Opportunità”, Daniele Pichierri, per farci spiegare le motivazioni che portano alla nascita di questa associazione.
Vi definite associazione culturale, solidale, agricolo-turistica. Qual’è il motivo dietro a questa denominazione?
L’Opportunità è un’associazione no profit. Agricolo turistica perché l’agricoltura costituisce le nostre radici. Perché per progredire dovremmo studiare e andare a recupare di più le nostre tradizioni. Possiamo vedere benissimo quel che sta succedendo nel meridione. Viviamo una fase di declino che può essere ricondotta in primis al fatto che ci siamo persi. Non sappiamo più chi siamo. Andiamo a lavorare all’Ilva, dove con mille euro al mese muori di tumore, quando non si sa che magari con mezzo ettaro di terra potresti guadagnare dieci volte di più e vivere meglio, se solo però non ci fossero le speculazioni a nostro discapito. I problemi sono molti e ovviamente bisognerebbe cambiare più di qualche cosa. C’è innanzitutto una forma di sfruttamento ai danni del meridione. C’è gente che ci vuole tenere schiacciati, che ci fa vendere le olive a 12-13 euro al quintale, quando poi all’estero il prodotto finale viene fatto pagare molto di più. Mezzo litro di olio in Germania lo si paga 20 euro. La differenza è evidente e questa speculazione non ha motivi plausibili. Basterebbe ricordarsi che il meridione dovrebbe essere la parte più ricca d’Italia, soprattutto per le sue condizioni climatiche che favoriscono l’agricoltura e il turismo. Se solo non ci fosse la volontà di tenerci schiacciati.
In che senso c’è la volontà di tenerci schiacciati?
Esistono motivi politici che partono da 150 anni fa, dall’unione d’Italia. Con la scusa di unire l’Italia, i Savoia, per rimpinguare le casse indebitatissime del Regno Sabaudo, si sono appropriati delle ricchezze del Regno delle Due Sicilie. Quindi delle nostre ricchezze, che erano per due volte e mezza maggiori delle loro e senza indebitamento. Noi conosciamo la parte romantica dell’unità d’Italia, per come ci viene raccontata. Se invece sui libri di storia si spiegasse quel che davvero è successo, capiremmo tutti che l’unità d’Italia è solo una questione politico-economica e diverremmo consapevoli della rapina di cui siamo stati vittime. Vogliono il federalismo? Bene che ci ridiano tutte le nostre ricchezze rubatoci all’epoca, non basterebbero tutto loro stessi.
Quindi il motivo dell’arretratezza del meridione è riconducibile all’unità d’Italia? Anche la situazione attuale?
Questa situazione continua ancora, ovviamente rivista in chiave moderna. L’Italia meridionale viene continuamente sfruttata. I politici non sono altro che dei servi in mano ai banchieri, quindi al potere vero. Dove il potere è un’impresa massonica che vige da migliaia di anni. Dalla moneta parte tutto, centinaia di anni fa, e questo porta al fatto che i politicanti, come li chiamo io, devono comportarsi in una certa maniera. Non a caso la Lega Nord assume sempre più peso, proprio perché spinge l’economia settentrionale. Non so se una lega meridionale potrebbe contrastarla. Certamente un po’ più di aggressione da parte nostra sarebbe da auspicarsi. Anzi sarebbe un atto dovuto, anziché darsi per vinti e dire “ma tanto sono tutti uguali”.
Ripartiamo dall’associazione. Vi occupate quindi di recupero dell’identità meridionale?
L’associazione nasce proprio da questo punto. Molti ragazzi cercano forme di lavoro alternative. Invece la ricchezza è nell’agricoltura a cui dovrebbe corrispondere però una giusta remunerazione. Se un quintale di uva primitivo venisse pagato a 100 euro al quintale, chiunque andrebbe tranquillamente a lavorare in campagna. Invece nella realtà dei fatti te lo pagano a 20 euro. Ed è chiaro che un quinto non è abbastanza. Poi è inspiegabile la differenza di prezzo. Il primitivo di Sava, denominato DOC di Manduria, in America l’ho visto anche a 120-130 euro, mentre qui, lo stesso c’è lo pagano a 5. È troppa la speculazione per essere in buona fede e dire “è l’economia.. è il commercio”. Non è l’economia, è una frode bella e buona, perpetrata in condivisione con chi dovrebbe rappresentarci invece…., ecco perché hanno tutti gli interessi che rimaniamo nell’ignoranza per non accorgerci che ci frodono proprio sotto i nostri occhi con meccanismi economici-politici.
Quali sarebbero i motivi di questa “frode”?
Tutto il mondo riconduce alla moneta. Se vedi il mondo sotto forma di moneta puoi capire molte cose: le guerre che vengono fatte per il petrolio, la BCE che ti da carta straccia costringendoti a pagare l’interesse quando non c’è neanche un contraccambio aureo, ecc. Parte tutto dalla moneta. Gli “alti” poteri politici appartengono alla massoneria e sono la parte più debole, quelli che devono figurare. Quelli che non figurano sono poi quelli che davvero comandano: le banche. Quello che un’associazione come la nostra deve fare è come minimo spingere e far aprire gli occhi; dare forza al nostro vino e al nostro olio per far sì che non venga sprecato vendendolo a prezzi bassissimi, riacquistando così un po’ più di valore. Anche con delle manifestazioni, scioperi, bloccando ciò che ci pare, in modo “forte”.
Come bisogna muoversi per far riacquistare valore ai nostri prodotti?
Si può fare iniziando dalle sagre per esempio. Sponsorizzando i prodotti locali. Ad esempio far degustare fave e cicorie. Così quando viene il turista assaggia il prodotto locale, grideremo con orgoglio se è così buono è perché le fave sono di Sava, l’olio di Maruggio, il primitivo di Manduria e le cicorie raccolte a Uggiano e magari porta via anche una bottiglia di olio…, il Nostro olio. Sarebbe quindi un doppio affare, sia per l’agricoltore che per il turista. Saremmo inoltre più apprezzati e allontaneremmo anche chi specula impadronendosi del guadagno che dovrebbe andare in realtà al contadino. Nelle sagre vorremo far rientrare anche l’aspetto musicale, prendendo esempio dalla lezione insegnataci dalla vecchia Roma: panem et circensem: per far divertire ed interessare il popolo si facevano 3 giorni di festa con circo e pane a volontà. Tramite questo portare la gente alla sensibilizzazione sulla questione degli alimenti locali. Poi far rientrare come circo anche la taranta e la pizzica, che ci aiutarebbero a restare nel contesto territoriale. Anche la gente però dovrà dare il suo contributo. Ad esempio riguardo alla faccenda dei prezzi esageratissimi d’estate. Va bene che ci stanno schiacciando, ma dovremmo far capire anche che non si reagisce rubando al settentrionale o al turista. Si reagisce invece rispettandoli.
Quindi avete un occhio di riguardo anche verso la parte imprenditoriale?
Certamente. Sotto la parte culturale ci sarà quella imprenditoriale, essendo io stesso commerciante da più di 20 anni. Durante le sagre, ad esempio, saranno i produttori locali stessi a vendere l’olio o il vino. L’intento è di trapiantare “circo e pane” nella dimensione imprenditoriale. Bisogna pubblicizzare questi prodotti sia in loco che ad esempio nelle grandi fiere. Sarà il contadino stesso, magari tramite noi, a portarle, scavalcando tutte le filiere che stanno al di sopra e che guadagnano di solito alle spese del produttore originario. L’associazione vuole creare una situazione dove ci sia un’equilibrio più giusto tra le parti. Vuole creare appunto “opportunità” come dice la parola stessa. Non dovremmo considerarci come se fossimo già sconfitti, ma credere di più in noi stessi. Dovremmo essere più gelosi delle nostre cose, quindi difenderle; per poi magari essere più larghi di manica quando dobbiamo accogliere con gentilezza ed educazione i turisti. L’agricoltura la vedo in chiave strettamente collegata al turismo. L’associazione è agricolo-turistica proprio per questo.
Torniamo al discorso di prima, riguardo al coinvolgimento dei giovani. È difficile vedere l’agricoltura in prospettiva, come un’attività lavorativa da svolgere a vita. Lo si considera un lavoro sporco, duro, mal pagato e incapace di dare soddisfazioni a lungo termine. In che modo si può proporre un futuro da agricoltori ai giovani d’oggi?
Ci sono due modi per attirare la gente. Quello più semplice è legato al denaro. Qualunque giovane prenderebbe in seria considerazione l’attività agricola se ci fosse la prospettiva di un giusto guadagno. Per come la penso io, non è che all’Ilva si stia poi tanto meglio. Dal punto di vista prettamente venale i ragazzi sarebbero attirati dall’agricoltura, con la sicurezza di una remunerazione giusta e adeguata. Poi c’è quel fattore che io considero la parte “romantica”. Ossia quella che ha dato all’Italia il primato per il caffé, la pizza, la pasta e la moda. Se riflettessimo, vedremmo come i prodotti italiani costino di più rispetto ad altri. Il motivo è semplice: durante la loro produzione non ci si avvale solo della conoscenza tecnica, ma si mette nel prodotto finale anche l’amore e il gusto, tipicamente italiano, per la fattura artigianale. Si potrebbe dire che nei prodotti italiani ci sia un’anima. Un esempio lampante è costituito dalla moda italiana. Anche per l’agricoltura dovrebbe esserci questo amore, quest’anima. Ovviamente in chiave moderna. Noi siamo legati ancora ad una vecchia concezione dell’agricoltura. Pensiamo alla campagna dei nostri nonni, con la loro attrezzatura povera, la zappa, il rastrello, ecc; alle giornate lavorative di quasi 12 ore. In chiave moderna bisognerebbe dotarsi invece delle nuove tecnologie e servirsi dei finanziamenti all’agricoltura, sapendo però che al lavoro speso deve poi corrispondere una giusta remunerazione. Se così fosse i giovani dovendo scegliere tra la campagna e un lavoro all’Ilva, sceglierebbe sicuramente l’aria della prima. In questo senso potrebbero anche essere riprese le masserie per la produzione locale dei prodotti alimentari e magari anche per dei tour turistici dediti alla degustazione dei prodotti. Sempre in quell’ottica di sponsorizzazione di cui dicevamo prima. Attirare persone sul territorio significherebbe crescere, dopo previe sistemazioni dei servizi minimi, nell’ambito turistico che potrebbe occupare il 70% della popolazione con lauti entroiti. Non sono percentuali a caso ma scientifici, abbiamo tante idee per apportare ciò.
Com’è nata quest’associazione? Siete partiti da soli analizzando la situazione savese e dei comuni limitrofi?
Ci sono stati contatti precedenti con le diverse associazioni dei Comuni vicini, ad esempio con associazioni di Maruggio e Manduria riguardanti la tutela e la difesa degli animali. Ma anche con altre per la difesa e la civilizzazione del territorio. Le battaglie diventano comuni e ci muoviamo insieme per sostenerle. Nella nostra associazione persone di tutte le età potrebbero stare insieme e discutere su tantissimi punti. Poi magari ognuno prendere la direzione più giusta per lui, ma sempre rimanendo nel canale preferenziale creatosi per raggiungere i nostri obiettivi.
Come è stata l’accoglienza che avete trovato fino ad ora nella società civile?
L’associazione è nata da poco, però molti ragazzi si sono già avvicinati. Siamo già stati chiamati da diverse associazioni e stati accolti bene da parecchi sindaci dei comuni vicini per le nostre iniziative. Siamo stati chiamati dal comune di Sava per quanto riguarda l’organizzazione delle festività di agosto e personalmente ho chiesto al comune un luogo dove costituire la sede fisica dell’associazione, oppure a qualche privato che ci stà leggendo. L’ho chiesto al comune perché mi sembra giusto anche il coinvolgimento delle istituzioni. Sarebbe una buona occasione per noi in quanto avremmo più visibilità. Inoltre converrebbe anche al Comune, magari per avere una consulenza sull’organizzazione di qualche convegno, ma anche per decidere alcune politiche riguardanti determinati aspetti. Io intendo la nostra associazione come qualcosa di largo, dove tutti possono accomodarsi. Dove tutti possono trovare una posizione in cui poter esprimere le proprie opinioni e le proprie idee. Chi vuol aderire aderisca, chi vuol entrare entri: le nuove idee e qualsiasi altro parere costruttivo sono ben accetti. Non esiste nessun padrone nè una gerarchia in cui qualcuno vale più di qualcun altro. Nonostante io sia il presidente, penso che valga maggiormente un ragazzo che si avvicini, esponendo le sue idee e mettendo al servizio di lui stesso e della comunità quello che ha da offrire. Poi ovviamente non tutti siamo capaci di fare tutto. Magari ci può essere qualcuno che eccelle in un settore più che in un altro. E sarebbe auspicabile che chi eccelle in quel settore dica e applichi la sua, così che le istituzioni possano far proprio quel parere o progetto, svilupparlo a livello politico e portarlo concretamente sul territorio.
Se qualcuno dei nostri lettori fosse interessato alle vostre iniziative e attività, cosa dovrebbe fare per mettersi in contatto con voi?
Chiunque voglia avvicinarsi per dare il suo contributo alla formazione e alla crescita del nostro territorio è ben accetto. Per quanto riguarda le prossime iniziative, le sagre e la pizzica, chiunque sappia suonare, anche solo un tamburello,o cucinare delle fave per esempio…, si faccia avanti. Abbiamo intenzione di formare delle serate di pizzica in piazza, improvvisate, come facevano i nostri avi in campagna, magari anche con la degustazione dei nostri prodotti. Serate autoctone e spensierate dove magari potremmo far innamorare anche qualche turista di passaggio, a cui qualcuno spiegherà magari la tradizione della taranta. Ci sono due modi per contattarci: scrivendomi direttamente al seguente indirizzo di posta elettronica Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. , oppure accedendo direttamente alla nostra pagina su facebook all’indirizzo web http://www.facebook.com/group.php?gid=119251674777169&v=wall&ref=ts telefono numero 393.3365185.
Sulla nostra bacheca di facebook si potranno trovare inoltre alcune notizie lavorative. Ad esempio ultimamente abbiamo pubblicato la notizia per la selezione dei vigili estivi a Maruggio. Un tipo di informazione, raramente pubblicizzata, pubblicata sempre seguendo l’intento della nostra associazione: creare un’opportunità di lavoro per tutti. Concluderei chiedendo a tutti quelli, giovani e meno giovani, che nella vita hanno sempre pensato “tanto non cambierà mai niente”, di provare a stare tutti insieme. Spendiamoci per far cambiare le cose, ognuno nel suo piccolo. Perché ogni grande e solido muro si costruisce sempre mattoncino su mattoncino.
Mario Muscogiuri





