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L’importanza di partecipare alla nostra vita cittadina

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Intervista all’architetto  Giuseppe Milizia

Un immagine nuova  del  paese,  che tenga conto delle mutate esigenze dei cittadini e dell’economia locale

 

Architetto Giuseppe Milizia: ci  sembra quasi doveroso ringraziarla per la gentile collaborazione che presta al  nostro giornale, poiché possiamo affrontare temi specifici riguardanti il nostro  territorio…

Grazie per la stima e fiducia accordatemi, ma è alquanto doveroso e civile partecipare alla vita cittadina in tutte le sue sfere, poiché  ne faccio parte anch’io, nonostante  abbia svolto quasi sempre in altri luoghi il mio lavoro, pur conservando nel cuore  lo spirito di chi è nato e cresciuto nel piccolo borgo, che nel frattempo, si è ampliato  sino a rivestire le caratteristiche della piccola città.

 

Ecco, appunto, a suo parere come si è trasformata questa nostra piccola cittadina che a noi dà l’impressione che abbia perso le caratteristiche del paese che tutti portiamo nel nostro ricordo?

E’ naturale  che ogni contesto urbano subisca la crescita demografica e di conseguenza l’ampliamento anche dei suoi confini territoriali che se non controllati con largo anticipo da chi gestisce il territorio, rischiano di diventare incontrollabili ed  avere  una crescita anarcoide del tessuto urbano con le conseguenze che quotidianamente viviamo: traffico incontrollato e caotico, sviluppo del centro abitato senza regole, architettura inesistente, anzi  ulteriore abbrutimento anche del poco che si potrebbe  salvare ma  a cui  nessuno  presta la dovuta attenzione.

 

Quindi, cosa consiglierebbe a coloro che governano il paese se dovessero chiedere la sua opinione?

Da  diverso tempo si parla di Piano Regolatore, è  incredibile ma è così! Senza attribuire colpe ad alcuno  in particolare, come tutte le vicende che riguardano il paese, siamo sempre in arretrato nella gestione di qualunque cosa lo riguardi, questo è inspiegabile poiché tanti  amministratori hanno avuto negli anni strumenti,  in grado di dare una svolta positiva al territorio e di conseguenza

 

all’economia cittadina ma che, purtroppo, oggi  il paese si trova  allo sbando che tutti abbiamo davanti agli occhi. So che ci sarà un Ufficio proposto allo studio del Piano, e vorrei dare “un bocca al lupo” a tutti i tecnici che vi lavoreranno, con l’auspicio che lascino da parte tutte le influenze partitiche e non  che inevitabilmente cercheranno di  condizionare le scelte programmatiche del piano  per uno sviluppo reale del territorio.

 

Lei, nei suoi diversi articoli, ha descritto un paese che a partire dalle case, evidenzia una disomogeneità architettonica, ossia una serie di stili che nulla hanno a che fare con l’architettura spontanea che lei intravede  nelle vecchie abitazioni; le poche rimaste in piedi risultano essere state  stravolte nel loro impianto originale. Come le strade e i famosi marciapiedi dei quali tutti pensano che siano proprietà private e non comunali...

Vede, si fa un gran parlare di salvare il Centro storico. A  mio avviso, nel paese di Sava, risulta inesistente o poco interessante. Di contro, Manduria, paese limitrofo, ha  un centro storico  più importante che credo negli ultimi anni stiano rivalutando  riportandolo  alle  sue caratteristiche architettoniche e storiche  originarie, patrimonio di tutti i cittadini; per quanto riguarda Sava, di storico piuttosto parlerei per  alcune costruzioni che forse si sono salvate dalla furia  (distruttiva/rinnovativa?) di alcuni proprietari e tecnici insieme. Avete presente il famigerato tufo a vista?

Un elemento architettonico che non appartiene affatto alla nostra tradizione savese, semmai il tufo delle vecchie  masserie e case padronali, era semplicemente imbiancato a calce i cui vari strati negli anni donavano quella patina del tempo che andrebbe rivalutata e proposta per le ristrutturazioni e rifacimenti. In quante abitazioni in presenza del decantato tufo a vista avrete  notato lo spolvero della pietra sotto i piedi e respirato l’aria piena di muffa e consumata? Il problema andrebbe affrontato da tecnici competenti e proposto ai loro clienti e addirittura opposto dagli uffici competenti al rilascio di autorizzazioni,quando si autorizzano proposte che non rispettano l’habitat  dell’architettura del posto. Antico non è ciò che appartiene ai secoli :un oggetto, una casa, un mobile, pur con gli anni sulle spalle, hanno valore solo se realmente appartenuti o realizzati  dai  maestri come per esempio i nostri vecchi mastri costruttori che hanno lasciato qualche traccia delle loro opere  come si nota dalle foto che vi pregherei di allegare alla presente intervista. Piuttosto, fossi io a dover lavorare su un piano che riguarda il paese, cercherei di stimare e salvare quanto più  possibile di  ciò che è rimasto ancora intatto e semmai facendo riferimento, per le  ristrutturazioni nel centro del paese, all’esistente, con un colore, con una pulizia delle facciate, con l’uniformità dei marciapiedi (di totale competenza comunale) per  salvaguardare le tanto trascurate barriere architettoniche. Il nuovo lo tratterei  quasi come nuove proposte dei  tecnici presenti, come  un concorso di idee  per aprire ad un immagine nuova  del  paese  che tenga conto delle mutate esigenze dei cittadini e dell’economia locale.

 

Quindi lei proporrebbe quasi una demolizione di ciò che è stato fatto male e addirittura a parte le poche case a suo dire da salvare, inizierebbe quasi una nuova era di architettura “savese” per   dare alla città una  immagine più moderna?

Certamente, non sono un distruttore, ma anzi! Quando realizzo i miei lavori cerco di salvare il salvabile nelle case, perché fanno parte della storia privata del cliente. Avete mai visto ciò che è stato fatto al Museo del Louvre con la Piramide di Pei, grande Architetto giapponese? E avete mai visto cosa hanno fatto al Museo di Toronto, struttura tanto classica, ma che con l’innesto dell’architettura Folle e Creativa  di Liebeskind sembra essere  tornato a nuova vita con una  marea  di gente in attesa di poterlo visitare? Signori, l’Architettura si fa con  la Storia e l’Esperienza e soprattutto con la Conoscenza di quanto accade nel mondo e questo lo suggerisco a tutti i vari Professionisti: quanto mai sia importante e determinante  investire nella ricerca e nel proprio impegno professionale, abbandonando le abitudini e le comodità del proprio ruolo  perché la nostra professione è fatta di scelte, a volte dolorose, di rinunce e fondamentalmente di studio, perché l’Architetto in particolare, come il Medico, con il proprio lavoro, deve essere al servizio della gente e creare soluzioni ottimali per il  raggiungimento di  una migliore qualità della vita dei cittadini. Sicuramente qualcuno obietterà a quanto da me affermato, soprattutto perché essendo stato per molto tempo fuori dal paese diranno che non conosco bene le problematiche. In realtà ho sempre mantenuto contatti con il territorio  anche per altre attività collaterali da me svolte, ma poco importa. Ciò che ritengo sia  giusto per me come professionista e cittadino è l’impegno quotidiano che riguarda tutti noi, svolto con onestà morale e professionale e a volte aver portato in posti lontani e importanti il nome del Paese che ho sempre presentato al meglio a chiunque  ne abbia parlato.

Grazie Architetto Milizia,ci pare che lei abbia le idee chiare e  sarebbe interessante che altri professionisti come lei, potessero confrontarsi con quanto da lei affermato, attraverso le pagine di questo giornale e  saremmo ben lieti di ospitare.

Ultimo aggiornamento Martedì 11 Agosto 2009 03:45