Il 6 maggio 2009 gli alunni della Scuola Primaria “Cap. Gigante” sono venuti in visita alla redazione del nostro giornale per conoscere più da vicino quello che teoricamente hanno imparato sul giornalismo, grazie al progetto P.O.N. (Progetto Operativo Nazionale). Aspettavamo con ansia l’arrivo dei piccoli visitatori, e nel primo pomeriggio il rumore delle loro voci rimbombava nei pressi di Via Del Prete della silente Sava e anticipava il loro arrivo. Accompagnati attentamente dai loro simpatici maestri e professori, sono saliti frettolosamente dalle scale della nostra redazione e ad uno ad uno hanno varcato la soglia di Viv@voce. Possiamo immaginare lo sguardo di un bambino alla scoperta di una cosa nuova, occhi ben aperti che catturano ogni particolare, sorriso incredulo e tanta voglia di conoscenza. I bambini hanno occupato ogni angolo della nostra redazione e hanno riempito di gioia il nostro direttore Giovanni Caforio, che ha cercato di memorizzare con molta fatica i nomi dei nostri piccoli amici. C’era chi di loro si guardava intorno riconoscendo addirittura in una vecchia foto appesa al muro, il loro professore, ex redattore del nostro giornale, e c’era invece chi osservava le copie di Viv@voce sparse qua e là.
Assopito l’entusiasmo dei primi minuti il direttore, con parole semplici, ha cercato di spiegare loro cosa fosse un giornale. Gli alunni sembravano molto preparati al riguardo, poiché grazie ai loro insegnanti erano già a conoscenza di alcune nozioni di giornalismo. Non appena abbiamo chiesto loro di
formulare qualche domanda al riguardo, ad essere onesti aspettavamo una leggera esitazione, ma questo non è avvenuto, i bambini sollevavano frettolosamente le loro manine assolutamente desiderosi di fare domande su domande e desiderosi di scoprire cosa si nasconde dietro alle pagine di un giornale. La prima domanda credo accomunava un pò il quesito che tutti loro si ponevano e cioè “quanto ci vuole a scrivere un giornale?”
Il direttore di Viv@voce ha spiegato loro che, innanzitutto, scrivere un giornale costa fatica, tempo, ma che adesso nell’era telematica è molto più semplice rispetto ad alcuni anni fa in quanto l’uso del computer ci permette di produrlo in tempi brevi. Le domande dei bambini erano curiose e intelligenti, molti di loro avevano voglia di conoscere cosa ha spinto Giovanni Caforio a intraprendere il sogno di scrivere un giornale tutto suo; la risposta del direttore è stata semplice ma efficace, “per passione, per amore”, ha spiegato, “solo la passione e l’amore ti spingono ad avverare quello che sogni ed io, in questo sogno, ci sono riuscito. E’ sempre un’emozione vedere ogni numero di viv@voce uscire, e l’emozione è sempre la stessa: come quella della prima uscita”. Una pillola di saggezza per questi “futuri savesi”, come lo stesso direttore ha voluto chiamarli, un insegnamento che i bambini hanno mostrato di comprendere. Le domande sono state molteplici: “Dove viene stampato un giornale? Da quanti anni è nato Viv@voce? Perchè c’è la @? Perchè la testata viv@voce è scritta al contrario?” Uno dei quesiti più semplici ma allo stesso tempo interessante è “perché il nostro giornale si chiama Viv@voce?” Forse anche molti savesi si sono posti questa domanda leggendo le pagine del nostro periodico, forse i più accaniti lettori lo avranno già capito cosa ha spinto il direttore a chiamare il nostro giornale in questo modo. “Viv@voce rompe le scatole, è martellante, quando prende di mira un obiettivo lo porta avanti e lo fa sapere a tutti a gran voce, a viv@voce appunto” sottilinea il nostro direttore. Proprio su questo gli alunni avevano mille curiosità, se e quando il nostro giornale è stato mai denunciato per qualcosa che ha pubblicato, se qualcuno ha mai fatto “causa” al nostro giornale. Noi adulti presenti eravamo simpaticamente increduli che i bambini avessero voglia di sapere anche questo. Tra le battute in dialetto savese che il nostro direttore si lasciava scappare per rendere ancora più amichevole questo nostro incontro, è stato spiegato loro che dietro al nostro giornale lavorano trenta redattori tirocinanti che con i loro articoli si impegnano alla realizzazione del nostro periodico, i cosiddetti “inviati speciali” in giro per il mondo, come simpaticamente e ingenuamente i bambini pensavano che se ne andassero alla ricerca di scoop. “I nostri redattori vanno solo in giro per Sava”, ha spiegato il direttore, “perché Viv@voce è un periodico locale e facciamo già tanta fatica a stare dietro ai mille problemi che presenta ogni giorno la nostra piccola cittadina”. Un piccolo lettore/visitatore ha affermato: “Scrivete in modo simpatico” e senz’altro, tra le mura domestiche, qualche volta ha preso in prestito il giornale di papà o del nonno. Un complimento sincero, come sinceri e schietti sono i bambini a cui non si può chiedere a quale schieramento politico appartengono e che con tutta l’ingenuità che li contraddistingue se hanno una cosa da dire, giusta o sbagliata che sia è solo frutto di loro stessi. Il nostro incontro stava per concludersi e una foto di gruppo non poteva non immortalare questa prima loro visita in una vera redazione giornalistica. Tra la soddisfazione dei loro maestri e professori, che si sono resi conto che i loro insegnamenti non sono vani e anche la nostra di aver incontrato i savesi del domani, gli alunni ci dicono educatamente in coro “GRAZIE” e vanno via.
L’intera redazione ringrazia tutti loro della bellissima visita: per noi è stato un pomeriggio particolare che rimarrà sempre nel cuore di questo giornale.
Ccè belli piccinni, no anzi... ccè belli savisi!
Un folto gruppo di ragazzi/e hanno invaso la nostra piccola e accogliente redazione e in un contesto familiare toccava proprio a me dare le direttive all’apertura del dialogo. Da “autentico” padrone di casa ho subito posto due alternative: “Parlo prima io e faccio una brevissima introduzione o parlate prima voi ed io mi collego alle vostre domande?” Delle due hanno scelto la prima.
I loro sguardi attenti, nonostante fossero le 15.30 e i riflessi genericamente non sono tanto nitidi come quelli mattutini, me li sono trovati tutti di fronte ed io in piedi potevo tranquillamente e panoramicamente guardarli tutti.
Visi dolcissimi, manine candide che si alzavano in continuazione per le loro domande interessantissime, occhi che scrutavano tutto quello che le pareti della redazione mettevano in risalto, foto e manifesti vari attaccati, ma su tutto le tantissime domande che mi rivolgevano tra le più frivole del tipo: “Chi è quel signore che ha la barba lì sopra?” (Giuseppe Fava, ndr) Oppure “Chi sono quei due signori lì?” (Paolo Borsellino e Giovanni Falcone, ndr) O meglio ancora: “Chi è quella signorina con l’aureola in testa?” (Mia figlia, ndr). Dopo queste tre domande, fatte alla fine per la verità, tocca agli argomenti che hanno sollevato e che io ho cercato in tutti i modi un linguaggio semplice per i loro giovanissimi anni. Questi ragazzi hanno messo in evidenza una cosa bellissima, almeno per viv@voce: conoscevano i contenuti del nostro giornale! Tantissime domande, tante pertinenti al modo di comunicare di questo giornale, molti conoscevano la venuta delle iene nella nostra redazione, e tanti hanno detto che hanno visto il filmato integrale anche su youtube. Quindi questi nuovi savesi hanno dimostrato che l’istruzione, accompagnata da un processo formativo, porta alla conoscenza delle cose e di seguito alla vita del nostro paese. Uno di loro ha detto, testualmente: “Perché viv@voce attacca sempre Aldo Maggi?”
Gli ho risposto che “viv@voce non attacca Aldo Maggi ma attacca il sindaco Aldo Maggi, in quanto sono due cose differenti: il primo cittadino deve dare un buon esempio a chi amministra e la sua auto è spesso colta in fragrante sulle strisce pedonali, sui posteggi vietati e ostruendo addirittura gli scivoli dei diversamente abili ma, oltre questo, un sindaco deve migliorare le condizioni di vivibilità della nostra cittadina, la quale oggi risulta degradata su tutti i fronti”. Un ragazzo, di botto, mi dice: “Lei vuole che il sindaco Aldo Maggi muoia?”
Lapidaria la mia risposta:“Io non auguro la morte a nessuno, e ci mancherebbe altro, ma quello che auguro a chi amministra la nostra comunità che la amministri con amore, con passione, allo stesso modo come si pone viv@voce davanti alla risoluzione dei problemi del nostro paese. E chi ci sta amministrando ora, sindaco Aldo Maggi in testa, non credo lo stia facendo allo stesso modo del nostro giornale. E questa è la sostanziale differenza”.





