Ziliani: “La visita a Sava giustifica il nostro viaggio in terra pugliese”
Non appena si entra a Sava la prima insegna che s’ incontra è quella della vinicola Pichierri in bella vista e non si può non pensare che evidentemente il proprietario di questa antica cantina deve essere un personaggio stimato nella città. Ma se per un attimo ci allontaniamo dall’idea che a noi pugliesi non ci pensa mai nessuno malgrado il nostro patrimonio culturale ed enogastronomico unico non ci sorprenderemmo di sapere che invece molti sommelier, non solo pugliesi, sono interessati al Primitivo di Sava. E’ il caso del sommelier e giornalista Franco Ziliani che in occasione del suo ultimo tour in Puglia ha lasciato le consuete parole di stima per la cantina di Vittorio Pichierri.
Franco Ziliani nasce a Milano nel 1956, ma ancora bambino si trasferisce a Bergamo. Dal 1981 scrive in veste di giornalista pubblicista per numerosi testate quali “La Gazzetta di Parma”, “Il Giornale”, “La Gazzetta ticinese” e “Il Secolo d’Italia” dedicandosi a vari argomenti. Ma è nel 1984 che decide di dedicarsi ad un unico argomento: il vino. Tra le testate che hanno segnato il suo percorso di giornalista sempre più appassionato di cucina e di vini ricordiamo “il Gambero rosso”, anni 1987-88, “Pane & Vino”, “Gente Viaggi”, “Casaviva,” “Vera”, “Meridiani”, e a “A Tavola” . Per sei anni, sino all’aprile del 2005, si è occupato, avvalendosi di un team di entusiasti collaboratori, del sito internet WineReport.com.
Attualmente divide la sua attività di giornalista tra riviste cartacee come “Corriere Vinicolo” e “De Vinis”, organo dell’Associazione Italiana Sommelier e testate on line, come Focus wine, LaVINIum.com, Sommeliersonline, sito Internet dell’A.I.S. Dal 2000 sino al maggio 2007 è stato curatore della news letter settimanale B!Vino, che ogni giovedì viene ricevuta da circa 30 mila abbonati.
Collabora con l’Associazione Italiana Sommelier . E‘ membro dell’”Editorial board” di “The World of Fine Wine” e insieme al collega americano Nicolas Belfrage, MW, cura la sezione italiana dell’annuario “Wine Report” di Tom Stevenson.
Dall’ottobre 2005 a tutto marzo 2006 ha dato vita al blog denominato Il taccuino del Franco tiratore.
Il tour ha portato il giornalista ed altri sommelier in varie aziende vinicole ma l’ultima tappa, quella nella storica cantina savese, è stata la più entusiasmante proprio in virtù di quelle caratteristiche che rendono Vittorio Pichierri un maestro nel suo campo: l’amore per la tradizione, il rispetto per la terra e soprattutto il coraggio di snobbare i moderni metodi di produzione (sempre più veloci a discapito della qualità) che caratterizzano le nuove aziende. Se la guida dei vini che Ziliani cura insieme a Ernesto Gentili per l’ “Espresso” recensisce la cantina savese da diversi anni, e nel 2007 ha premiato il Primitivo Passione con il massimo riconoscimento delle Cinque Bottiglie ci sarà anche un qualcosa che rende questi vini unici.
Prima di tutto, non in tutte le cantine il vino si può degustare nelle botti o nel capasone (una specie di giara) nelle quali la prelibata bevanda sembra ancora più corposa e deliziosa: “Il Primitivo realizzato all’antica, invecchiato lungamente nella creta, ricolmato di tanto in tanto sembra simile ai vini che si bevevano al tempo dei romani”.
Tanti meritati onori contraddicono solo in parte chi vede nella Puglia la povera orfanella bistrattata ed incompresa da tutti. D’altro canto è anche vero che non tutte le riviste vinicole appaiono particolarmente interessate alle cantine tradizionali pugliesi e a volte ci si è lasciati trasportare da alcuni luoghi comuni sul Primitivo. Si sa che si tratta di un vino forte (ha una gradazione alcolica di 21 gradi) cosa che lo rende gustoso e adatto ad accompagnare succulente mangiate di carne ma a consumatori occasionali può apparire un vino pesantissimo e adatto stomaci vigorosi.
Magari queste voci non sono totalmente infondate ma nascono da un fraintendimento di fondo.
Di Primitivi ce ne sono tanti ed ultimamente si è notato uno sforzo teso a rendere questi vini delle armi belliche. Ci si concentra troppo sulla “potenza” e così capita che stendano lo sfortunato bevitore dopo neppure un bicchierino.
A volte è difficile trovare una motivazione alle tendenze del momento ma la cantina tradizionale di Vittorio Pichierri ha fatto sua la legge ellenica secondo la quale la bellezza viene dall’armoniosa proporzione delle parti che compongono l’oggetto. Così come gli elementi di un tempio dorico, gli ingredienti di un buon piatto e le parole di un articolo non devono essere eccessivi ma unirsi armoniosamente tra loro così deve essere per il vino. Il vino di Vittorio Pichierri è intenso e aromatico ma è anche un esempio di proporzione nel miscelare tanti odori e sapori .
Ecco come Ziliani definisce l’invitante prodotto: “Vino dal bouquet aromatico infinito, splendente di preziose sfumature, suadente al palato, avvolgente, pieno di energia e ancora incredibilmente freschissimo, cremoso, godibilissimo con le sue note di ciliegia e agrumi canditi, fichi secchi, spezie, erbe aromatiche, cuoio, tabacco, cacao…Un vino stupefacente per complessità aromatica, con uno sviluppo di note terziarie…, avvolgente nel suo proporsi, suadente, privo di durezze”.





