Cantina di Sava. Oggi questa è la situazione
Venerdì 22 Giugno 2012 12:06
amministratore
Incontro con l’avv. Giuseppe Cavallo, liquidatore volontario della Cantina di Sava “Ognuno di noi si interroghi su ciò che avrebbe potuto fare e non ha fatto, o che ha fatto e non avrebbe dovuto fare. Traendo le giuste conclusioni” I potenziali acquirenti, le banche creditici e i soci
L’ultima volta che siamo incontrati, avvocato Cavallo, è stato durante un assemblea di quei pochi soci che speravano ancora nel rialzo della struttura vitivinicola savese. Anche questo ultimo tentativo è andato a vuoto ... Gent.mo Direttore, La ringrazio ancora una volta per avermi concesso la possibilità di fare il punto della situazione informando i lettori dell'evolversi della vicenda. Si, in effetti, i vari tentativi messi in atto per rialzare le sorti dello stabilimento vinicolo sono ad oggi falliti. L'ultimo tentativo risale ai primi mesi del 2011, e vide impegnata anche la Coldiretti in persona del Direttore, dott. Franco Carbone, nonchè la Creditagri, società finanziaria figlia della Coldiretti. Assieme ad alcuni promotori dell'iniziativa ci recammo a Roma presso la sede della società finanziaria e dopo aver prospettato al Dirigente dell'area la situazione debitoria e la volontà di alcuni soci di riprendere l'attività, tornammo a Sava con un progetto studiato ed elaborato da esperti. Tale progetto vedeva anche la partecipazione di un Presidente di una Cantina Sociale del Nord Italia che Lei, peraltro, ha avuto modo di conoscere. Il progetto, così come predisposto a Roma, venne presentato ai soci interessati ed anche a non soci, nei vari incontri che si svolsero presso la sezione di Sava della Coldiretti. In poche parole detto elaborato prevedeva, in poche battute, l'impegno dei soci di conferire l'intero prodotto per tre anni chiedendo un'anticipazione alla Creditagri da versarsi alla Cantina Sociale e destinata all ‘acquisto e poi la concessione di un prestito garantito da fideiussione personale per l’inizio della nuova attività. Un progetto non del tutto ambizioso se si pensa ai circa 800 soci iscritti nel libro-soci, più difficile da realizzarsi con un numero di soci inferiore. Non ricordo bene ma l'adesione venne data da non più di 10 -15 soci; si comprende benissimo che l'esborso finanziario pro-capite, nella misura di oltre 100.000,00 euro, non sarebbe stato proponibile. Da qui il fallimento. Oggi, ai giorni nostri, a che punto stiamo? Dopo il fallimento dell'ultimo tentativo, e nel pieno rispetto delle mie funzioni, che ricordo, essere quelle non già di amministratore ma di liquidatore volontario, con precisi compiti di liquidare l'attivo per azzerare il passivo, e preso atto delle difficoltà di vendere la cantina ad un prezzo tale da soddisfare tutti i creditori, ho, nel settembre del 2011, chiesto all'organo di vigilanza delle cooperative - che per la Cantina Sociale è la Confcooperative - che il Ministero emetta il decreto di liquidazione coatta amministrativa con la relativa nomina di uno o più commissari liquidatori. In parole più semplici ho chiesto, solo applicando quello che la legge prevede in tali casi, che si occupi il Ministero delle Attività Produttive della liquidazione dell'attivo. Alcuni, potenziali, compratori si sono fatti avanti per cercare di acquistare lo stabilimento vitivinicolo savese. Perchè nessuno di questi, dopo la visione esplorativa, ha deciso di non interessarsi più dell’acquisto? Si, anche questo è vero. Si sono fatti avanti diversi compratori, alcuni hanno accennato un offerta verbale da formalizzare successivamente, in un caso in particolare ho ricevuto una proposta scritta che ho discusso in una delle ultime assemblee. Non vi è un problema di disinteresse nell'acquisto ma un problema di copertura dei debiti con il ricavato dalla vendita. Obbligo del liquidatore volontario - a differenza del commissario in caso di liquidazione coatta amministrativa, è quello di vendere il bene - o i beni - ad un prezzo tale che tutti i creditori siano soddisfatti. Nel caso della Cantina Sociale circa l'80% del debito totale fa capo al Banco di Napoli ed è pari a poco meno di due milioni di euro. Avendo avuto un'offerta di 1.500.000,00 di euro è del tutto ovvio che dovrò definire il debito dell'Istituto di credito per una somma almeno pari ad un milione. Ho fatto e rifatto la proposta al Banco di Napoli ma senza alcun esito. Perchè il Banco di Napoli non accetta? Perchè ha intrapreso una procedura esecutiva immobiliare chiedendo la vendita all'asta della Cantina e nell'ambito di tale procedura il CTU nominato ha stimato il complesso immobiliare in 2.730.000,00 euro. A fronte di tale "presunto e stimato" valore di acquisto il Banco di Napoli, creditore per una somma inferiore, e creditore ipotecario fino al 6° grado - in grado di soddisfarsi prima di tutti gli altri, salvo alcuni particolari casi - non ha allo stato interesse alla chiusura. Ciò determina per me l'impossibilità di accettare la proposta di acquisto. In questi giorni sono stati smontati i sylos,ormai vuoti, già depositari di vino. Perchè è stato deciso questo? Si ho deciso, sempre nel rispetto delle mie funzioni, di vendere gran parte delle attrezzature della Cantina. Le ragioni sono diverse. Da ormai due anni, da quando il custode - enologo ha lasciato l'appartamento della Cantina, la stessa è stata destinataria di frequenti furti che hanno danneggiato gravemente ed irrimediabilmente molte delle attrezzature ivi esistenti. I ladri, dapprima, hanno rubato il rame presente nell'impianto elettrico ed in tutti i motori elettrici delle pompe, dei silos e di altri macchinari, poi hanno smontato tutto quanto era possibile dalle attrezzature, poichè in ferro o acciaio, sin quando, penetrando all'interno della Cantina con autogru o camion, hanno asportato attrezzature più consistenti. Ho ovviamente sempre denunciato l'accaduto alle forze dell'ordine le quali, con la dedizione di sempre, proprio di recente hanno sequestrato alcuni materiali ai "presunti" - da accertarsi nelle sede competenti - responsabili. La scelta, quindi, è stata finalizzata ad evitare ulteriori distruzioni e depauperamenti del patrimonio aziendale. Il ricavato è stato depositato presso la Banca e andrà a costituire l'attivo. Altra ragione è la futura vendita all'asta della Cantina già fissata per il 2013. Infine, vi è da dire, che gran parte delle attrezzature, che hanno lavorato a pieno regime, solo nel 2005 - 2006, sono da quella data quasi completamente ferme, se si pensa che nel 2007 sono stati lavorati solo 100 q di uve e nel 2008, in occasione dell'affitto, le uve sono state pigiate e poi lavorate altrove. Si comprende benissimo che dopo 6 anni circa gran parte di quelle attrezzature richiedeva una manutenzione straordinaria alquanto costosa oltre che inutile considerando le attuali condizioni della cooperativa. Una volta debilitato l’impianto produttivo, la Cantina di Sava viene snaturata dalla funzione d’origine. O sbaglio? In questo Egr. Direttore si sbaglia. La sua domanda ripropone quanto detto dal PDL in un suo comunicato. La vendita dei macchinari non snatura la destinazione della Cantina Sociale, che rimane pur sempre "opificio". Nel caso in cui qualcuno decidesse di riprendere l'attività dovrà, ovviamente, acquistare le attrezzature che riterrà utili ai propri scopi. Faccio presente, comunque, che in Cantina sono presenti ancora numerosi beni mobili sottoposti a pignoramento mobiliare da alcuni creditori. Quanto dura il suo mandato da liquidatore volontario? Come Le dicevo prima, già nel settembre del 2011, preso atto dell'impossibilità di continuare, ho chiesto al Ministero che venga emesso decreto di liquidazione coatta amministrativa. Con la sua emanazione, che credo, ormai imminente, la mia funzione termina. Sarà il Ministero, attraverso i commissari liquidatori,a decidere le sorti della Cantina. Ovviamente il commissario liquidatore, a differenza del sottoscritto, ha meno vincoli. Quindi la vendita all’asta di tutto lo stabilimento, sembra la cosa più probabile, vero? Allo stato appare sicuramente la soluzione più probabile. E i soci creditori possono accendere un lumicino di speranza per avere quello che gli è dovuto? Su questo non sono in grado di rispondere con certezza. Si deve tener conto dell’ esposizione debitoria nei confronti del Banco di Napoli e quindi dell’esistenza di un privilegio nella distribuzione del ricavato. Tutto dipende dal prezzo di vendita che , tuttavia, difficilmente potrà superare il debito del solo Banco di Napoli. Da questa esperienza, con franchezza, con estrema franchezza, si poteva fare di più e permettere di tenere in vita questa importantissima branca economica del nostro paese? Se le devo rispondere come Liquidatore, le dovrei dire con franchezza di No. Il mio compito era quello di liquidare l’attivo e di estinguere le passività; ho fatto quanto mi è stato possibile - probabilmente non abbastanza - per appoggiare alcune iniziative volte al recupero della Cantina. Ma sono fallite. Se le devo rispondere come imprenditore agricolo e figlio di soci, le devo dire che probabilmente si sarebbe dovuto fare di più, non già in termini di numero di iniziative ma in termini di partecipazione a quelle iniziative. Una maggiore partecipazione di tutti, forse avrebbe portato a risultati diversi. Mi permetta di far rilevare che alcuni ambienti politici ancora oggi - riportando precedenti dichiarazioni del sottoscritto risalenti ad oltre un anno fa – vorrebbero attribuire a qualcuno il fallimento della Cantina; pur non entrando nel merito delle affermazioni ritengo più corretto che ognuno di noi si interroghi su ciò che avrebbe potuto fare e non ha fatto o che ha fatto e non avrebbe dovuto fare traendo le giuste conclusioni. Questo ovviamente per il periodo successivo allo scioglimento e messa in liquidazione della cooperativa. Per il periodo precedente è giusto che la magistratura - che Le assicuro sta indagando - accerti eventuali responsabilità. Giovanni Caforio
Ultimo aggiornamento Venerdì 22 Giugno 2012 12:16
29 maggio: Giulietto CHIESA a Bari
Sabato 26 Maggio 2012 17:58
amministratore
“Bari ne parla con Giulietto Chiesa di Alternativa e Daniele Santolamazza attivista del gruppo DemocraziaMMT certificato UMKC” L’attuale situazione di crisi è la dimostrazione di come un sistema fondato sulla disparità e su profitti non equamente distribuiti finisce per impoverire il 99% della popolazione. Dalla crisi economica in atto ne usciremo soprattutto se riusciremo a non chiudere gli occhi davanti all'evidenza dei fatti. La vera speranza che può divenire possibile è quella che risveglia il desiderio di capire, di rialzare la testa e di reagire. L'incontro sarà un tentativo di approfondimento e confronto per analizzare la situazione attuale e ipotizzare possibili vie d'uscita. Vorremmo guardare al futuro con realismo, senza affondare nelle sabbie mobili delle illusioni. Abbiamo bisogno di educazione e cultura, che riteniamo vie maestre per affrontare la realtà. Conoscere i fatti e il funzionamento dei meccanismi è lo strumento per comprendere che la speranza è nemica della menzogna. L'obiettivo è confrontarsi su obiettivi concreti e supportati dal rigore scientifico. Daniele Santolamazza (Gruppo economico MMT) tratterà: debito come ricchezza e non come problema, colpo di stato finanziario, motivi reali della crisi dell'eurozona. Giulietto Chiesa (Giornalista e presidente dell'associazione politica “Alternativa”) tratterà: Significato e caratteristiche della crisi mondiale. Dalle ore 18.00 del 29 maggio, a Bari presso "La Vecchia Taverna del Maltese" in Via Francesco Netti, 34 “ L'incontro è gratuito e al termine i relatori risponderanno alle domande poste dal pubblico
Ultimo aggiornamento Sabato 26 Maggio 2012 18:01
Zona industriale sempre abbandonata …
Giovedì 29 Marzo 2012 05:09
amministratore
Riceviamo e volentieri pubblichiamo Zona industriale sempre abbandonata … Egregio Direttore, 
le invio la presente per denunciare al vostro giornale una situazione che si protrae oramai da anni. Ho un'azienda presso la zona industriale di Sava nei lotti D1, vicino a quello che era l'ex macello. Sono ubicate 4 aziende, capannoni nuovissimi. Abbiamo faticato davvero tanto per entrare in possesso di quei lotti, li abbiamo pagati subito poichè derivavano da acquisti fatti in precedenza, speranzosi di poter avere una migliore visibilità e potenzialità lavorative. Ahi mè ad oggi le cose non sono così rosee e, non mi riferisco solo alla mancanza di lavoro che purtroppo fa parte dei giochi. Il nostro problema, è la totale mancanza di rete telefonica e di illuminazione esterna. Sa cosa vuol dire per un'azienda non avere allacciamento della rete telefonica? Essere ad oggi irrangiungibili e quindi, sotto certi punti di vista, fuori dal mercato. Siamo stati costretti ad utilizzare reti telefoniche alternative (cellulari) ma per il collegamento ad internet diventa un problema. Abbiamo l'accesso poggiandoci su altre linee ma basta anche un temporale o magari un pò di vento per far saltare i ponti ed essere dimenticati dal mondo!!! Abbiamo inviato lettere di richiesta al protocollo con destinatario il Sindaco non chè l'ufficio tecnico ma tutto tace!!! Intanto gli anni passano ... Adesso poi immagini nel periodo pre-elettorale qualche politicuccio sguazza in situazioni come questa promettendo mari e monti ma sapendo di non poter sbloccare questa incresciosa situazione ... e stia certo che per quanto ci riguarda lo abbiamo calorosamente messo alla porta. E' davvero un peccato questa zona industriale. Avrebbero davvero potuto puntare sul fiorire di nuove aziende, ma purtroppo meglio non pestare i piedi a qualche amico anzi chè far in modo che il paese cresca ... perchè il nascere di nuove aziende vuol significare nuovi posti di lavoro ... ma ai nostri amministratori cosa importa?? I loro stipendi seppur non lavorati il 27 vengono accreditati ugualmente ... noi invece, i dimenticati, dobbiamo lottare tutti i giorni per poter servire al meglio i clienti e sperare che presto vengano eseguiti lavori che avrebbero già dovuti essere fatti alla costituzione della zona! Scusi lo sfogo ma la ritengo una persona sincera che darà certamente voce a questa brava gente. Grazie
Ultimo aggiornamento Giovedì 29 Marzo 2012 05:15
SAVA 2008. UN ARTICOLO E 4 QUERELE RICEVUTE SU QUESTO ARTICOLO!
Venerdì 24 Febbraio 2012 02:39
amministratore
Un articolo e 4 querele ricevute! Viv@voce, maggio 2008 … ripubblico l’articolo ASSOLTO! Difeso brillantemente dall'avv. Salvatore De felice Lettera aperta al dott. Giulio Rossetti, già Revisore dei Conti della Cantina di Sava Un danno ingentissimo è stato procurato alla nostra economia vitivinicola che porterà, probabilmente, al fallimento e ad oscurare l’immagine del nostro paese E’ stato notificato dal messo del Tribunale di Taranto questo atto di denuncia nei confronti del nostro giornale, o meglio nei miei confronti in qualità di Direttore responsabile, accusato di aver violato, dice così testualmente l’accusa, “l’Articolo 595, c.p. - 13 L.47/68 perché nell’articolo a sua firma comparso sul periodico di informazione politico-culturale “viv@voce”, di cui era altresì Direttore – intitolato “Il Presidente Malagnino si dimetta” offendeva la reputazione di Rossetti Giulio, Todaro Francesca e Scarciglia Antonio, Revisori dei conti della società denominata “Cantina ed oleifico sociale di Sava, Società cooperativa Agricola”, scrivendo testualmente: ”In questa brevissima transizione la Cantina di Sava si è trovata alla mercè di un Collegio sindacale incapace (solo?) e di avventurieri che avevano avuto anche loro la loro parte di responsabilità nella gestione precedente e che appena hanno potuto si sono impossessati arbitrariamente della Cantina di Sava. Le successive elezioni interne gridavano allo scandalo, veniva classificato il comportamento del neo Presidente Fedele Malagnino dagli altri soci come un golpe fatto con la compiacenza di chi aveva il dovere di vigilare sulla nuova realtà che si era aperta nello stabilimento vitivinicolo, alla faccia di chi avrebbe voluto, naturalmente, una nuova Amministrazione…” Non mi scoraggia andare in Tribunale e rispondere alle accuse che vengono fatte nei miei articoli. Certo non sempre può andare bene, finora comunque è andata bene con le oltre 13 querele in cui mi hanno visto assolto, e due sono ancora in corso. Vedersi imputato imputato davanti al Tribunale penale di Taranto dall’accusa di diffamazione a mezzo stampa non è certamente una bella cosa, come tanto meno lo il doversi vantare di questo, ma credo che a tutto nella vita si paga un prezzo ma, cosa importantissima è che quando si ha un grosso potere fra le mani, cioè un giornale, tutto sta nel come lo si vuole impostare e da ciò che si vuole raccontare alla gente e nel caso nostro ai savesi. Bene ora andiamo ai fatti: abbiamo parlato tantissimo della Cantina di Sava, della sua importanza strategica per la nostra economia vitivinicola e dell’importanza degli oltre 800 soci in maggioranza savesi, abbiamo assistito a tantissime assemblee fino a quando non ci hanno messo alla porta, sia a me che al simpatico Enrico Consoli di “Quotidiano” (allora Enrico era il corrispondente del quotidiano regionale, ndr), ma questo importa ben poco al lettore ma importa, senz’altro a noi in quanto chi ha gestito la Cantina di Sava aveva tutto l’interesse a non far sì che uscissero fuori dalle mura dello Stabilimento vitivinicolo tutte le discussioni, le accuse senza esclusioni di colpi tra il Consiglio di Amministrazione e gli altri soci.
Ecco l’articolo che ha ricevuto ben 4 querele! Nell’inverno 2007, e precisamente nella fine del mese di Marzo, il Presidente Giuseppe Cosma rassegna le dimissioni irrevocabili in virtù di un manifesto comparso per le vie del paese, fatto da alcuni soci, in cui si accusa l’amministrazione da lui presieduta di scarso interesse al prodotto conferito e liquidando con poverissimi 6 euro al quintale le uve conferite alla Cantina di Sava quando, nella vicina Manduria, le altre Cantine avevano liquidato le uve a 10 volte di più il quintale. Scoppia un putiferio, la Cantina di Sava non ha una guida amministrativa e viene convocata immediatamente l’Assemblea dei soci che deve decidere il nuovo assetto amministrativo. Assemblea che viene fatta una domenica mattina che si protrae per oltre cinque ore e viene caratterizzata da accuse, pochissimo ci manca che si arrivi alle mani (e questo lo sanno tutti, qualche socio sta per scagliasi con un altro socio e qui chi ha memoria ricordi!) e le frenetiche richieste di denaro da parte dei soci arrabbiatissimi: il clima è rovente, di quelli che sembra che da un momento all’altro si debba arrivare allo sfascio completo. Si concorda verbalmente, e qui ci sono le testimonianze dell’attuale Presidente Cosimo Buccoliero, di Marcello Agusto e di tantissimi altri soci, che la riunione doveva essere ripresa il pomeriggio stesso dopo il pranzo domenicale. Qui succede quello che lo stesso Marcello Agusto ha chiamato nella successiva assemblea dei soci “il golpe”: quasi tutti vanno a casa a pranzare ma restano altri soci che decidono il classico “colpo di mano”. Marcello Agusto disse nell’assemblea le testuali parole, che non furono minimamente controbattute dai chiamati in causa:”Questo colpo di mano, dicasi golpe, ha portato all’elezione e alla Presidenza Fedele Malagnino e del nuovo Consiglio di Amministrazione con l’avvallo del Collegio dei Sindaci revisori”. Qui noi come strumento di comunicazione locale notiamo subito che nel neo Consiglio di Amministrazione ci sono Amministratori “colorati”, o meglio di Forza Italia e, ironia della sorte, nelle successive elezioni comunali savesi, di lì a meno di un mese, li troviamo quasi tutti candidati nel partito berlusconiano. E qui con molta onestà invito Ninì Decataldo che era presente ai fatti e a smentirmi. Da questo basta vedere le liste elettorali delle scorse competizioni savesi di Forza Italia del 2007 e capire subito se noi abbiamo diffamato a mezzo stampa o meno. Andiamo per ordine: le successive assemblee erano ai coltelli, clima che portava a presagire che da un momento all’altro ci sarebbe stata la rissa gigantesca, la tensione era alle stelle con non pochi soci che si avvicinavano pericolosamente al tavolo della neo Amministrazione. Per fortuna è mancata la scintilla che avrebbe acceso un fuoco dalle dimensioni notevoli. Noi abbiamo scritto tutto questo, noi abbiamo informato il savese della giusta e obiettiva realtà che si respirava all’interno dell’assemblea dei soci. Abbiamo notato il mutismo assoluto del Collegio dei Sindaci revisori in queste assemblee bollenti quando i soci dalla parte del pubblico gridavano: ”Ulimu li sordi nuestri!”. Abbiamo riportato tutto quello che si poteva riportare sul nostro giornale registrando il tutto e su tutto anche l’intervento del ragioniere Giorgio Silvestro che in un suo intervento in una delle tante assemblee dei soci denunciò questo:”L’ufficio della Cantina di Sava era diventato un vero e proprio sportello bancario. Si davano soldi a persone che non ne avevano nessuno diritto. Ed io personalmente sono stato minacciato anche di morte”. Questa era una delle tante realtà interne dello stabilimento vitivinicolo savese. Allora noi ci siamo chiesti: ”Come mai nessuno aveva posto l’alt a questo dissanguamento del pozzo economico vitivinicolo?” C’erano dei responsabili che decidevano queste elargizioni di denaro gratuito? Dopo l’intervento del ragioniere Giorgio Silvestro nessuno intervenne per controbattere. Dico nessuno, neanche i Revisori dei conti che potevano anche dire la loro in quella circostanza. Altro tema: i soldi dei soci finanziatori. Spariti! Chi li ha presi? C’erano oltre 800 mila euro che alcuni soci avevano dato in prestito alla Cantina di Sava, come libretto di risparmio e comunissima operazione economica finanziaria. Dove sono andati a finire? Di certo i soldi non avevano le gambe ... Ho visto soci piangere e sconfortati, soci di oltre sessantanni che mi ripetevano spesso:”Ggiuà? Ndona futtutu tutti cosi”. Contadini e braccianti, dai volti pieni di rughe e dalle mani callose che tra una grandine, un gelo e una bidonata, di questa portata, si sono letteralmente rassegnati alla sorte sinistra della loro occupazione. Come si fa, anche per me che ero tenuto a riportare solo “la cronaca”, a restare indifferenti? Come si fa? Come si fa a non esprimere sdegno, rabbia e rammarico per questo dramma dalle dimensioni vastissime, socio-economiche, che nei numeri di viv@voce ho chiamato “dramma e disastro savese”. Viv@voce ha raccontato e portato nelle case dei savesi questa drammatica realtà, questo disastro economico del nostro paese. Abbiamo intervistato tutti quelli che avevano voglia di parlare di questo disastro, abbiamo ospitato sulle nostre pagine “le ragioni” dell’ex Presidente Giuseppe Cosma ma anche quello del successore Fedele Malagnino. Abbiamo ospitato tutti sulle pagine di viv@voce, abbiamo intervistato anche gli altri Presidenti delle altre due Cantine sociali, ma proprio tutti per cercare di capire, e di far capire ai savesi, perchè un simile dramma si è verificato nel nostro già martoriato paese, e abbiamo chiesto diversissime volte, e credo che il più che “diversissime volte” va sostituito con il “tantissime volte” al dott. Giulio Rossetti, uno dei tre Revisori dei conti della Cantina di Sava e che tra l’altro mi risulta l’unico del Collegio che conosco, una intervista su viv@voce in modo che lui, attento conoscitore e controllore della situazione finanziaria dello stabilimento ci raccontasse un pò la storia di questo sfacelo economico-amministrativo che ha distrutto la più grossa realtà economica savese. Niente intervista e niente esposizione da parte di uno dei Revisori dei conti che aveva il compito di vigilare sui bilanci della Cantina di Sava. Vorremo ricordare al dott. Giulio Rossetti, ma anche agli altri Revisori dei conti, che le parcelle fornite alla Cantina di Sava, per la loro prestazione di lavoro, erano in virtù del loro controllo sull’operato amministrativo a garanzia di tutti i soci della cooperativa. Ora in un contesto fallimentare di questa portata e citiamo quello che l’attuale Presidente Cosimo Buccoliero disse al nostro giornale pochi mesi fa:”Sono state fatte grosse forniture di vino a persone inesistenti”. Questa accusa, caro il nostro dottore Giulio Rossetti è grave, anzi gravissima e non è stata mai smentita da nessuno. Allora io mi chiedo da giornalista, pur rompicoglioni: ”Come si fanno a fare delle forniture a persone inesistenti?” Oggi, e lei lo sa meglio di me questo, le fidejussioni bancarie garantiscono il pagamento del prodotto specie quando non si tratta di cinque litri di vino ma bensì di diversissime migliaia di ettolitri di vino. Perché questo non è stato fatto? I Revisori dei conti su queste operazioni cosa hanno fatto o meglio ancora che cosa hanno detto? Noi aspettiamo ancora la sua intervista e se gentilmente ce la vorrà concedere noi saremo felicissimi di pubblicarla integralmente, come d’altronde facciamo con tutti gli intervistati. Oggi la Cantina di Sava versa in uno stato totale di abbandono, mancano i soldi per tutto ed è drammatico per tutta l’economia vitivinicola savese subire questa messa al tappeto. Dottor Giulio Rossetti lei sa, vero, che alla fine di Maggio verrà nominato, probabilmente, il Curatore Fallimentare per la Cantina di Sava, lo sa vero? E che il debito della Cantina di Sava non è più, come si pensava prima, di un milione e mezzo di euro ma molto, molto di più? E che il Magistrato incaricato di questo caso ha già iniziato a sentire i primi soci? E sa anche che se ci saranno delle responsabilità, sulla gestione della Cantina di Sava, le stesse verranno perseguite penalmente dal Magistrato sul reato di truffa o meglio ancora su quello di favoreggiamento alla truffa? Noi siamo sempre qui e lei lo sa che a pochi metri dal suo studio c’è la nostra redazione, per cui quando vuole la porta di viv@voce è sempre aperta ma le querele non servono a niente, servono solo alle persone che non hanno il coraggio di controbattere. Spero che lei non sia una di quelle, ma la sua querela mi lascia pensare al contrario ... ci vediamo il 14 luglio 2008 davanti al Giudice per questa querela e non scordi che mi sono offerto al Magistrato, dott.ssa Ida Perrone, titolare dell’inchiesta sulla Cantina di Sava, di essere ascoltato come persona presente alle assemblee e da tutto quello che sulla stampa locale è stato prodotto su questi incontri tra Presidenze, soci e da tutto quello che ne è venuto fuori. Sa una cosa, dott. Giulio Rossetti, che quando cammino per strada, io cammino a testa alta e con tanti sorrisini sinceri e saluti affettuosi che sicuramente chi ha decretato questo sfascio economico spaventoso della Cantina di Sava non riceverà ne ora e ne mai più. Peccato che il mio carnet sulle querele è già pieno ma se non ci fosse questo famigerato reato sulla diffamazione a mezzo stampa, farei uscire il mio giornale a caratteri cubitali con tanti bei nomi e cognomi, con foto in grande annessa, e scriverei:”Questi sono i campioni della Cantina di Sava”. Andiamo alla querela: spero che la situazione si possa ribaltare in modo da partire da imputato ma di finire ad accusatore. A volte capita questo nella vita e questo è il bello della vita: il non dare il tutto per scontato vale ancora. Non scordi comunque che il Collegio dei Sindaci revisori è stato pagato da oltre 800 soci per controllare ... Giovanni Caforio
Ultimo aggiornamento Martedì 28 Febbraio 2012 04:19
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