VIV@VOCE

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri
Cultura

INTERVISTA A GIUSEPPE SARACINO, ASS. ALLA CULTURA

E-mail Stampa PDF

Intervista a Giuseppe Saracino, assessore alla Cultura

 “Il Giugno Savese rappresenta il

 

momento culturale più vivace e per

 

noi, è stato un banco di prova”

 

Questa è la sua prima esperienza amministrativa, e da meno di dieci mesi lei sta guidando il settore della cultura savese. Ci può dire quali innovazioni ha portato nel suo settore amministrativo?

Quando ricevetti l’investitura, circa dieci mesi fa, ero cosciente delle responsabilità cui andavo incontro e il cammino che abbiamo fin qui percorso non è stato semplice. Più che di vere e proprie innovazioni, nel senso letterale del termine, mi sono prodigato assieme ai colleghi per portare a termine gli eventi e le manifestazioni già in corso, donando al nostro caro paese il decoro che merita. Il “Giugno Savese” rappresenta il momento culturalmente più vivace e per noi, è stato un banco di prova. A manifestazione conclusa, guardando indietro, credo che ci si possa ritenere soddisfatti del lavoro svolto. Facendo tesoro della preziosa esperienza maturata in questi primi mesi, abbiamo intenzione di impegnarci ancora di più per le occasioni future, valorizzando gli eventi di carattere culturale con il coinvolgimento, importante, delle scuole e delle associazioni locali.

 

Giugno Savese, uno dei massimi eventi culturali della nostra cittadina: ci può spiegare come lo ha articolato?

Come da lei appropriatamente riportato, la rassegna “Giugno Savese” è l’evento culmine della nostra cittadina. Diversamente dagli anni precedenti, abbiamo attivato la macchina amministrativa con maggiore anticipo, chiamando in causa le associazioni locali e cercando di stimolare, il più possibile, l’iniziativa cittadina. Rispetto agli anni passati, abbiamo pensato di passare da un elevato numero di manifestazioni frammentarie e, in alcuni casi di scarso interesse, ad un numero più limitato ma di maggiore qualità e attrattiva popolare.

 

Lei lo ha organizzato tutto da solo o ha avuto l’aiuto ed il supporto di qualcun altro amministratore comunale?

In verità tutta la squadra amministrativa si è dimostrata pronta ad offrire supporto. A tal proposito, vorrei cogliere l’occasione per fare un ringraziamento particolare al Consigliere comunale Luigi Lomartire, all’ufficio spettacolo e alla signora Vitale, che contribuendo attivamente e validamente alla realizzazione degli eventi, hanno permesso di realizzare quanto è stato fatto.

 

C’è stato qualcuno che chiedeva un badget più alto e che non è sta-to eventualmente soddisfatto?

E’ naturalmente una domanda reTorica! Oserei dire che la sua domanda richiama una tematica che ha riguardato l’umanità sin dalle origini: i bisogni di noi esseri umani sono di gran lunga superiori alle risorse disponibili. Di conseguenza occorre fare delle scelte, alle volte delicate, sul come allocare le risorse che si hanno a disposizione, con l’obiettivo di ottimizzare il risultato finale. Nel caso specifico, tutti hanno chiesto un contributo più sostanzioso.

Abbiamo cercato di sfruttare nel migliore dei modi le risorse esigue a nostra disposizione. Dell’ammontare complessivo, circa la metà, è stata spesa tra servizi e diritti di SIAE, l’altra metà come contributo alle associazioni. Per il futuro, abbiamo deciso di prolungare temporalmente la rassegna, distribuendo le manifestazioni programmate da giugno ad agosto. In tal modo, ci poniamo l’obiettivo di coinvolgere anche la gente presente nelle adiacenti località marine.

 

Le sembra una cifra adeguata ad esprimere al meglio gli eventi culturali di un paese come il nostro?

Per realizzare lodevoli eventi culturali e di intrattenimento popolare, occorre un elevatissimo ammontare di risorse.

La programmazione di spesa ci ha impedito di destinare altre risorse agli eventi programmati.

Naturalmente il “Giugno Savese” è un evento fondamentale per la nostra cittadina, serve a donare vitalità, momenti di socialità ed aggregazione tra i nostri concittadini. Sono fermamente convinto che sia stata, e lo sarà ancor di più in futuro, una parentesi importante per il nostro piccolo ma meritevole paese. Ci impegneremo a fare ancora meglio per il prossimo anno.

 

Dove sono stati esposti i manifesti del Giugno Savese? Molti cittadini si lamentano dei ritardi del Comune nello stampare  gli opuscoli del programma?

Ahimè ci sono stati dei problemi in questo senso, dettati soprattutto da alcune difficoltà iniziali nel mettere a punto i programmi. Vede, questo è un punto in cui avremmo potuto fare meglio. E’ evidente che l’anno prossimo dovremo migliorare in termini di comunicazione e pubblicità. Voglio però cogliere l’occasione per ringraziare sentitamente la Banca di Credito Cooperativo di Avetrana che si è gratuitamente offerta per stampare i manifesti e le brochu-

re della rassegna.

 

Cosa crede di poter attuare per portare più giovani possibili verso questa manifestazione? E’ molto frustrante vedere ad un concerto pochi sparuti vecchietti, in un concerto che doveva essere seguito dai giovani. Come crede di affrontare questo problema che si ripresenta ogni anno puntualmente, essendo lei un rappresentante dei giovani a livello politico?

Mi è dispiaciuto constatare una scarsa partecipazione da parte delle fasce più giovani che, pur presenti sul territorio, hanno esitato a “farsi vedere in piazza”.

Sotto questo punto di vista ci sono comunque delle note positive, infatti, ci sono stati numerosi eventi che hanno visto una massiccia partecipazione giovanile, come quelli sportivi e d’intrattenimento. Ho cercato di fare del mio meglio coinvolgendo opportunamente i giovani nella fase di allestimento dei programmi e dando agli eventi la dovuta visibilità.

Stiamo lavorando, assieme ai colleghi, per dar vita a delle manifestazioni organizzate da giovani e destinate in modo mirato alle loro fasce d’età.

 

Si ritiene soddisfatto del proprio lavoro? O crede che avrebbe potuto fare di meglio?

C’è sempre tempo e modo per i miglioramenti nella vita.

Abbiamo certamente riscontrato delle critiche, ma abbiamo ricevuto tanti complimenti dai cittadini. Alla luce di quanto visto e facendo tesoro dell’esperienza fatta, intendiamo realizzare un “Giugno Savese” con meno manifestazioni ma di maggiore qualità. Vorrei concludere ringraziando tutti i cittadini e tutti i membri del Consiglio comunale che hanno preso parte con gioia agli eventi programmati, sperando in una collaborazione sempre più cordiale e proficua.

 

                                                                                                                                     Serena Soloperto

 

 

 

Ultimo aggiornamento Domenica 08 Agosto 2010 03:31
 

INTERVISTA AL CANE CHE ASSISTITO AL COMIZIO DEL SINDACO MAGGI

E-mail Stampa PDF

Singolarissima intervista al cane presente al comizio del … sindaco di Maggi del 29 Maggio

 

“A Sava non sono solo le

persone a vivere da cani”

 

Ed aggiunge: “Se mi arrestano? Meglio. Almeno ho una dimora!”

Come mai è un randagio?

Sia chiaro non per scelta, non mia almeno. Non ho casa e padroni, è così da sempre o almeno dal giorno in cui sono nato. Erano randagi i miei genitori, i miei zii e cugini. I miei nonni no, lo sono diventati in estate. I padroni di mia nonna andarono in vacanza senza lei e così si è ritrovata a non avere fissa dimora. D’altronde ora come ora non credo di trovare una famiglia pronta ad accogliermi, non vivo in un canile, non sono più un cucciolo da molti anni, sono troppo magro e spelacchiato. A questo punto dubito fortemente che qualcuno voglia accogliermi a  casa sua. Non che non mi piacerebbe trovare dei padroni ma ormai tra alti e bassi mi sono abituato a questa vita anche perché non so se hai notato ma i randagi a Sava sono quasi più delle persone. Non mi manca certo la compagnia solo che con tutta questa concorrenza si rischia di mangiare poco.

 

Come fa a trovarsi con gli altri randagi?

Basta che mi guardi intorno. Anzi nei pressi delle scuole elementari è il nostro posto d’incontro anche se continua a sorprendermi il fatto che ci lascino scorazzare proprio lì, in mezzo a tutti quei bambini che potrebbero impaurirsi e scatenare una razione violenta da parte nostra.

 

Come ci sente ad essere un randagio?

Non è una bella situazione. In tutta questa faccenda, il randagio dovrebbe essere la parte lesa invece la gente ha paura di noi, neanche li volessimo mangiare. Ammetto che possiamo non avere un aspetto simpatico o rassicurante però abbiamo anche noi il diritto di esistere. Essere randagio è come per voi essere un senzatetto, siamo fantasmi senza diritti, invisibili alle amministrazioni. E’ come non esistere. Si soffre la fame, la sete. Se ti ferisci, e capita soprattutto in seguito alle liti con gli altri cani, il graffio sanguina per giorni e giorni, t’inibisce i movimenti, ti rovina il pelo e la gente ti vede ancora più brutto di quanto poi in realtà non sia.

 

Perchè a Sava siete tanti?

Non sarà mica per la mancanza di un canile municipale? Ma infondo forse sta esagerando se fossimo tanti come dice non crede che l’amministrazione avrebbe già preso dei provvedimenti.

 

Ha mai sentito parlare della petizione promossa da Mimmo Carrieri, giornalista di viv@voce, che nella veste di Responsabile provinciale del settore Ambiente ed Ecologia dell’Associazione C.P.A. di Taranto agli inizi del mese di Marzo e conclusasi  il 31 dello stesso mese  riguardo la costruzione di un canile comunale?

Sì ma pensavo fosse una specie di leggenda metropolitana, in quanto si era parlato di 1800 firme ma io non ho visto nessun cambiamento da parte di questa amministrazione.

 

Cosa vi spinge, alcune volte, ad aggredire le persone?

La fame ed il caldo. Inoltre purtroppo alcune malattie, quali la rabbia e l’idrofobia ci rendono estremamente aggressivi e pericolosi. Sono patologie letali per noi ma anche per gli uomini. L’abbandono e il degrado cambiano il nostro carattere in quanto, forse vedendoci con gli occhi iniettati di sangue mentre ci aggiriamo per le strade tra l’altro sconnesse di Sava non sembrerebbe, ma noi non siamo cattivi lo diventiamo. E poi con il sole di Luglio ci sentiamo impazzire, voi andate a mare ma noi rimaniamo accasciati sul marciapiede per ore ed ore subendo l’indifferenza di alcuni e la paura di altri ai quali d’altronde non si può neppure dar torto.  

 

Quale sarebbe la migliore situazione per la vostra esistenza?

Un miracolo. In realtà basterebbe costruire quel benedetto canile municipale dove essere curati, lavati e nutriti e magari sperare in un’adozione. Certo, ridotti così nessuna persona sana di mente adotterebbe uno di noi. Finora non sono state fatte vere e proprie manovre a meno che non si contino alcune soluzioni-tampone come quella di sterilizzare i randagi. In quel modo se è vero che da un parte si ostacolava il  dilagare del fenomeno del randagismo è pur vero che i vecchi randagi continuavano e continuano a vagare affamati e malati per le strade.

 

Ha assistito al comizio del sindaco del 29 Maggio: lei era quasi l’unico spettatore, se ne è accorto?

Certamente forse c’erano altre due o tre persone. I fatti sono andati così: si era sparsa la voce di questo comizio e così dopo tutte le critiche che il Sindaco aveva ricevuto mi sono detto che questa poteva essere l’occasione di riguadagnare  qualche consenso e così sono andato in piazza. E’ vero che non amo la folla ma neanche la solitudine così me ne volevo andare. Poi però ho aspettato ancora qualche minuto sperando che parlasse del problema del randagismo. Non l’ha fatto. Mi sono accorto che il direttore del suo giornale mi stava fotografando e allora sono rimasto a fare qualche posa convinto che magari, se venivo bene e risultavo simpatico, ci scappava anche un’intervista per parlare di noi randagi savesi.

 

Quindi è andato al comizio con la speranza che si parlasse della costruzione del canile comunale?

Sì. Ma non c’era nessuno. Evidentemente la gente non condivide il mio ottimismo. Io credo che le cose possano cambiare ma solo se qualcuno s’impegna a creare ad agire. Se non si fa altro che parlare e per giunta davanti una piazza vuota non ha molto senso denunciare e fare petizioni.

 

A tre anni da questa amministrazione: cosa si aspettava?

Più che di cosa mi aspettavo si potrebbe parlare di cosa non mi aspettavo. Non credevo che l’amministrazione si dimostrasse così indifferente di fronte ai problemi dei cittadini. Non ero veramente convinto che la situazione cambiasse radicalmente e che tutto d’un tratto io mi ritrovassi in un canile tutto bello, lucidato e pronto a essere dato ad una famiglia ma non pensavo neanche che avrei dovute sopportare altre tre estati di questo genere (Taranto e provincia stanno diventando zone tropicali). Eppure io non sono uno di quelli che se non viene accontentato subito organizza una sommossa, anzi so aspettare perché ho rispetto dei tempi tecnici, del periodo di rodaggio solo che se il periodo di rodaggio dura quanto la stessa amministrazione è ovvio che comincio ad inquietarmi e a pensare vivamente cosa farò alle prossime votazioni. Beh io niente, dato che non ho il diritto di voto, ma chi lo può fare penso che avrà molti dubbi.

 

I giornalisti Lucia Jessica Iaia, Mimmo Carrieri e Giovanni Caforio sono stati denunciati dal sindaco Maggi... lo sa che forse verrà denunciato anche lei in quanto era l’unico cane che assisteva al comizio del primo cittadino savese?

In tal cosa voglio rimanere anonimo e non voglio neppure la mia foto. Io non sono giornalista e non voglio neppure diventarlo se rischio querele solo per avere cercato la verità. Di questi tempi se una persona ha la vocazione del giornalista conviene che si occupi di argomenti neutri. Ma se mi denunciano, finisco in carcere? Tanto io non posso permettermi un buon avvocato. In effetti, in mancanza di un canile o una dimora qualsiasi la prigione non mi dispiacerebbe affatto. Parlando seriamente però voglio dire che la faccenda delle denunce mi ha rattristato, mi domando se siamo in Cina o a Sava. Si discute tanto delle dittature ma si può ancora parlare di democrazia quando tre giornalisti vengono denunciati solo per aver voluto andare in fondo ad una faccenda triste come quella del cimitero comunale savese, degradato oltre ogni limite?

                                                

 

Ultimo aggiornamento Martedì 20 Luglio 2010 00:04
 

Quando si dice: "Mancu li cani!"

E-mail Stampa PDF
Ultimo aggiornamento Domenica 18 Luglio 2010 05:10
 

"DENTRO UNA VITA": IL LIBRO DI NAZARENO DI NOI

E-mail Stampa PDF

Intervista a Nazareno Di noi, direttore de “La voce” di Manduria e giornalista del “Corriere del mezzogiorno”, autore del libro “Dentro una vita”

“Dentro una vita”: Io, Vincenzo Stranieri,

vi racconto le condizioni disumane del 41 bis

Un conto è la punizione dei reati, un altro è il rispetto della dignità umana

 

Da cosa è partita l’idea di dedicare un libro alla vita di Vincenzo Stranieri, ex numero 2 della Sacra Corona Unita?

L’idea è stata della figlia Anna, fu lei, due anni fa a chiedermi di scrivere un libro sul padre. “Mio padre non è come tutti lo descrivono, per me è il papà più buono del mondo”, mi disse. Da lì è partita l’avventura che mi ha poi coinvolto per due anni.  

Se volessimo andare a ritroso catapultandoci agli inizi degli anni ’80 vedremmo che Vincenzo Stranieri è stata una figura sinistra del nostro territorio: a distanza di quasi trenta anni lei come lo trova oggi?

Io, come molti, lo ricordo come un ragazzo violento, irrequieto, pericoloso. Stranieri e il suo gruppo rappresentavano la parte violenta della società di allora; dal furto dell’auto all’attentato dinamitardo a qualche imprenditore, non c’era crimine che non portasse il suo marchio. Questo è il Vincenzo Stranieri di quegli anni. Cosa sia rimasto oggi di quel personaggio? Francamente faccio fatica a collegare quel ragazzo con l’uomo che ho imparato a conoscere in due anni di corrispondenza. Credo che il carcere lo abbia cambiato profondamente. Non c’è pagina dei suoi ricordi che non contenga un forte senso di ravvedimento. Non è un pentito nell’eccezione che tutti intendiamo ma uno che non rifarebbe quello che ha fatto e che invita gli altri a non imitarlo. 

Istituzione carceraria e regime del 41-bis: limitazione di libertà in spazi molto ristretti. Un provvedimento che è stato istituito per evitare i contatti con gli altri detenuti e la massima sorveglianza per evitare i rapporti con il mondo esterno. Lei nel suo libro ci parla di Vincenzo Stranieri e dei suoi 18 anni sotto questo metodo restrittivo. Trova eccessiva questa condanna in virtù, specialmente, del fatto che Stranieri non abbia commesso omicidi?

Il 41 bis non è stato istituito per punire i reati più gravi come l’omicidio ma per isolare i personaggi ritenuti legati alla mafia o al terrorismo. Alcuni affiliati ad associazioni mafiose o a gruppi terroristici, sono stati ristretti e lo sono ancora in 41 bis anche se non sono stati ancora condannati e, lo ripeto, non necessariamente perché accusati di avere ucciso qualcuno. L’obiettivo del 41 bis è di impedire qualsiasi contatto con l’esterno in modo da escludere la possibilità per il mafioso o ritenuto tale di gestire ancora l’organizzazione. Quando il 41 bis fu istituito nel 1992, dietro la spinta emotiva dei terribili attentati di mafia ai giudici Falcone e Borsellino, Stranieri capitò in quell’elenco dei dannati e da allora non ne è più uscito. Forse l’isolamento aveva un senso allora, ma dopo tanti anni non credo ce ne sia più bisogno.

Il mondo esterno al carcere vede con riluttanza e sdegno chi ha commesso dei reati, scordando, o facendo finta di scordare che, chi è detenuto ha dei diritti che sono sanciti dalla convenzione di Ginevra sui diritti dell’uomo. Anche lei ha trovato questo luogo comune?

Trovo disumanizzanti alcune misure di coercizione fisica e psichica che colpiscono non solo il detenuto ma anche i suoi familiari che per diciotto anni, prendendo il caso di Stranieri, lo hanno visto crescere e invecchiare attraverso un vetro senza mai toccarlo, lo stesso supplizio toccato a lui nei loro confronti. Cosa c’entri con la lotta alla mafia tutto questo francamente non lo capisco. 

Quando e come è venuto a conoscenza della storia di Vincenzo Stranieri, suo concittadino, e in che modo le è stato permesso di intrattenere un rapporto epistolare con lo stesso?

Naturalmente un grosso aiuto mi è stato fornito dai suoi familiari che me lo hanno raccontato e poi dai suoi avvocati che mi hanno messo disposizione una incredibile mole di materiale cartaceo che lo riguardava: sentenze, verbali di pentiti, rapporti investigativi dei vari corpi e dell’antimafia e tante tantissime lettere. Fondamentale poi è stato il suo manoscritto da dove ho estrapolato 44 racconti pubblicati nel libro. Il rapporto epistolare l’ho intrapreso senza problemi scrivendo del mio intento al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria al quale avevo chiesto anche la possibilità di incontrarlo, domanda che fu gentilmente respinta. 

Perchè, a suo avviso, il panorama politico italiano è tuttora compatto nell’essere d’accordo con il mantenimento in vigore della legge 41 bis che è si un provvedimento efficace ai fini della lotta alla criminalità organizzata ma che allo stesso tempo non dovrebbe mettere da parte il rispetto della dignità umana. Dall’esperienza del suo libro, se fosse stato per lei, cosa avrebbe fatto per cambiare questo ordinamento carcerario punitivo ma  intollerante?

Mi rendo conto che è difficile esprimere certi concetti senza essere fraintesi o peggio ancora essere tacciati di collusione con la mafia. Un rischio che ho messo in conto sin dall’inizio e di cui sto ancora scontando gli effetti: chi leggerà il libro scoprirà che questo mio interessamento alla figura di Stranieri è stato scambiato dagli investigatori dell’antimafia come il tentativo del boss di fare arrivare messaggi ai componenti del suo clan attraverso le lettere che ci scambiavamo. In pratica io avrei passato pizzini all’esterno. Non so se sono indagato per questo; gli avvocati mi dicono che sono “semplicemente attenzionato”. In quanto all’efficacia e alla tipologia del regime carcerario 41 bis e della disumanizzazione di alcune sue pratiche, mi pare di aver detto prima come la penso.

Durante la presentazione ufficiale del libro lei, nel suo sito internet “La Voce di Manduria”, ha lamentato la mancata presenza di molti rappresentanti del centrosinistra manduriano. Come legge questa defezione?

Tranne un paio di eccezioni, diciamo che erano assenti tutti i rappresentanti del centrosinistra manduriano. La loro assenza mi ha colpito più di quanto non l’abbia fatto il non aver visto i rappresentanti del centrodestra, anche qui con poche eccezioni. Erano assenti anche le istituzioni e le forze dell’ordine. Evidentemente per loro non partecipare alla presentazione di un libro simile ha significato contribuire a combattere la mafia. Saranno soddisfatti. In altri comuni dove stiamo facendo la stessa cosa, le istituzioni politiche e i rappresentanti dell’ordine pubblico evidentemente hanno una diversa concezione del contrasto alla criminalità organizzata. Comunque, tornando alle assenze manduriane, non mi meraviglio di niente. Vorrei che almeno leggessero il mio libro e solo dopo che esprimessero giudizi. 

Quale è stato il commento più interessante che ha ricevuto su questo libro?

Quello di Marco Pannella quando lo abbiamo presentato a Roma nella sede dei Radicali. Ha detto che “Dentro una vita” dovrebbe essere letto nelle scuole dai ragazzi perché insegna loro a non farsi affascinare dal crimine. Sentendo le sue parole ho pensato ai nostri benpensanti moralisti di sinistra e non ho potuto trattenere un sorriso.    

Qualcuno le ha mai detto che non c’era proprio l’utilità di scrivere un libro su Stranieri e la sua storia?

Si, i benpensanti, moralisti di sinistra di cui sopra.

                                                                                                     Serena Soloperto

 

 

 

Quella fine degli anni ’70 con l’inizio degli anni ’80 …

Dal Robin Hood della camorra

alla Sacra Corona Unita …

Erano anni di vero terrore nella nostra Puglia, ma anche nella nostra Sava

Si stava a cavallo della fine degli anni ’70 e agli inizi degli anni ’80 e in Campania, o meglio nel napoletano, un nuovo Robin Hood della camorra, Raffaele Cutolo, regnava su tutto il territorio partenopeo. Era diventato il nuovo Messia, il nuovo referente per gli emarginati, per i diseredati sociali, per i sottoproletari napoletani. Cutolo veniva individuato da queste figure sociali come il salvatore della povertà, come colui che era buono con i poveri e arrogante con i ricchi.

Il suo “potere” era diventato talmente forte e grande che i rappresentati delle istituzioni,  i partiti governativi di allora, dovevano scendere a patti, per forza, con lui. Certo la guerra contro le vecchie famiglie camorristiche lasciò sul selciato oltre tre mila morti in quel periodo, ma la guerra è guerra, il potere per i profitti del contrabbando, quelli emergenti dell’eroina e, su tutto, senza scordare la pioggia delle vecchie migliaia di miliardi destinati alla Campania in cui i profitti criminali, sulla ricostruzione del dopo terremoto, non lasciavano spazio a questioni di cuore! Quindi, in apertura, parlavo di Raffaele Cutolo (oggi condannato a un trentina di ergastoli o forse più, ndr) il quale volle provare il primo esperimento di camorra fuori dalle mura amiche: ecco pronta la Puglia come primo insediamento camorristico. I primi contatti tra Cutolo e i boss pugliesi avvenne nei primissimi mesi del 1980 e i referenti “amici” furono i boss foggiani, del gruppo “Trinità” e “La tagliata”.

Davanti a questo nuovo scenario malavitoso, e camorristico napoletano, la malavita pugliese, quella arcaica e legata ancora al contrabbando e alla prostituzione, davanti a questa prospettiva di perdere l’”avviamento criminale” fece un grosso salto di qualità: ecco creata la Sacra Corona Unita. Questa nuova organizzazione criminale ebbe in Giuseppe Rogoli, mesagnese, il suo leader incontrastato. Questa ultima organizzazione criminale divenne il principale riferimento per i bulli, per gli esaltati, per gli arroganti, per chi voleva vivere al di fuori della legalità. La SCU (Sacra Corona unbita, ndr) conobbe la massima realizzazione dei suoi traffici nel brindisino, nel leccese e cominciava ad avere un ossatura anche nel tarantino.

Ma andiamo ora alla nostra provincia: quegli anni erano anni di uccisioni spaventose. Anche Sava non fu immune da questo clima, assolutamente: il nostro paese dovette registrare l’omicidio di Paolo Cantarone in pieno centro in un bar cittadino, le morti di Angelo De Paolis e quella di Raffaele Malandrino, la sparizione di Gilberto Lucchese e la morte di Demuro Fernando, ma anche le diverse vite di alcuni giovani savesi stroncati dall’eroina.

A Taranto, poi, le morti erano quasi quotidiane nello scontro tra bande criminali che cercavano di contendersi il mercato della droga e degli illeciti, vedendo da una parte il clan Modeo, legato alla ndrangheta calabrese, contro tutti gli altri. Erano anni di vera paura, erano anni in cui mancava ancora una seria politica di contrasto verso la criminalità sempre più emergente e al tempo stesso erano anni che hanno segnato la storia della nostra Puglia. Questo era il clima di quegli anni. In questo contesto, nella vicina Manduria, c’era Vincenzo Stranieri fedelissimo di Giuseppe Rogoli, battezzato secondo i canoni dell’affiliazione, il quale veniva imposto a tutti coloro che volevano entrare a far parte di questa organizzazione criminale.

Vincenzo Stranieri aveva 24 quando fu arrestato nel 1984 e, da allora, non è più uscito dal carcere. Sta scontando  la condanna complessiva a 29 anni per associazione per delinquere di stampo mafioso, associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, sequestro di persona a scopo di estorsione, estorsione ed altro.

                                                                                           Giovanni Caforio

 

 

Ultimo aggiornamento Domenica 18 Luglio 2010 17:54
 

Associazione di volontariato “CHIARA MELLE”

E-mail Stampa PDF

Associazione di volontariato “CHIARA  MELLE”, Via Napoli, 58 – 74028  Sava  (TA)

Saggio di fine anno del Centro Danza “Harmony” di Marilina Bianco. L’associazione “Chiara Melle” premia le ballerine

Si è svolto domenica 6 giugno 2010 al Cinema Teatro “Orfeo” di Taranto il saggio di fine anno del Centro Danza “Harmony” di Marilina Bianco. Come sempre uno spettacolo ricco di emozioni e divertimento in cui le ballerine dalle più piccole alle più grandi hanno dato prova della loro abilità e del loro amore per la danza.

 

Il saggio, dedicato a Chiara, come del resto l’intero anno accademico, ha dato l’occasione all’associazione  “Chiara Melle” di poter portare anche tra le famiglie delle piccole ballerine messaggi positivi che è poi la filosofia che anima ogni sua azione: l’importanza dell’impegno e della passione come, fondamentali per realizzare i propri obiettivi. Dopo la presentazione del libro L’amore che non muore – dedicato a Chiara Melle, scritto dalla giornalista Angela Mariggiò dello scorso 31 marzo 2010, quella di domenica 6 giugno ha rappresentato la seconda uscita ufficiale della neo-costituita associazione.

 

A termine di una serata emozionante, alcuni dei ragazzi che fanno parte dell’associazione sono saliti sul palco per salutare i presenti, ringraziare e fare i complimenti alla dolce Marilina Bianco che ha dato all’associazione la possibilità di essere presente alla serata, consegnandole una targa di ringraziamento e riconoscimento del suo profondo impegno per la disciplina che insegna con tanta abnegazione.

L’associazione ha voluto premiare anche ciascuna delle ballerine donando una coppa a testimonianza dell’impegno profuso e con lo scopo di voler promuovere la cultura dell’impegno e della responsabilità con la speranza di poter comunicare ai ragazzi e alle ragazze che, come era solita dire Chiara, “ tutto è possibile basta volerlo veramente e con tutto il cuore “.

 

È proprio in questa direzione andranno le future iniziative che l’associazione ha già messo in cantiere, prima tra tutte la creazione di un fondo di borse di studio da destinare a ragazzi e ragazze savesi che abbiano concluso il loro percorso universitario in materie giuridiche, pedagogiche e sociologiche, con particolare attenzione al diritto di famiglia e dei minori, contribuendo al perfezionamento e all’approfondimento della loro formazione post-lauream.

 

 

REAL  STATTE  E  ASSOCIAZIONE

“CHIARA MELLE” INSIEME PER LA VITA

 

Anche quest’anno per ricordare Chiara, il suo esempio di vita  e comunicare a tutti i ragazzi la gioia di vivere, si terrà il IV MEMORIAL “Chiara Melle” , torneo di calcetto a cinque che si svolgerà presso il Centro Sportivo Calcio Monopoli S.P. Torricella / Lizzano km.2  dal 2  al 12 agosto 2010. Il torneo che è stato organizzato dall’Associazione “Chiara Melle” ha lo scopo di promuovere la cultura della RESPONSABILITA’ e dell’IMPEGNO attraverso lo sport, considerato uno dei linguaggi universali nella formazione, nello sviluppo e nell’educazione di ogni individuo. Lo sport è, infatti, una straordinaria fabbrica di continue  emozioni, un’officina in cui ogni individuo può  raggiungere i propri obiettivi, sentendosi parte di un gruppo.

Esso costituisce la proposta e la pratica di principi e valori che svolgono una fondamentale funzione nelle relazioni socio-cognitive.

Lo sport è prima di tutto rispetto per se stessi e per gli altri, è capacità di riconoscere i propri limiti e di superarli con il lavoro e l’impegno, è incontro e relazione al di là di qualsiasi differenza o discriminazione, è AMICIZIA E  SOLIDARIETA’.

 

E’ questo il messaggio che l’Associazione,  attraverso le sue iniziative, vuole lanciare a tutti i giovani, è a loro che vuole rivolgere il suo intervento mirato allo sviluppo e alla tutela della vita.

Alla serata finale del 12 agosto parteciperà la squadra femminile di calcetto a 5 “REAL STATTE “ che organizza diversi tornei giovanili e progetti con finalità sociali dirette alla prevenzione dei fenomeni di devianza e dispersione dei ragazzi.

L’Associazione sarà onorata di ospitare il REAL STATTE che nella sua fantastica storia è stata:

 

-     3 VOLTE CAMPIONE D’ITALIA

-     4 VOLTE VINCITRICE DELLA SUPERCOPPA ITALIANA

-     2 VOLTE VINCITRICE COPPA ITALIA NAZIONALE

-     VINCITRICE NEGLI ULTIMI 12 CAMPIONATI FIGC REGIONALI

-     VINCITRICE ULTIME 11 COPPE ITALIA REGIONALI

-     VINCITRICE DELLE DUE SUPERCOPPE REGIONALI

e altre innumerevoli titoli.

 

 

Grazie alla sensibilità e alla gentile disponibilità del Presidente  e Allenatore Tony Marzella , le sue straordinarie ragazze animeranno la serata finale del 12 agosto con una partita che vedrà impegnati tutti i migliori giocatori del torneo.

Si ringraziano tutte le squadre che interverranno e tutti coloro che vorranno partecipare a sostegno di questa iniziativa.

Per informazioni riguardanti il torneo rivolgersi a:

sig. Luigi Melle e-mail Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.   cell. 3294962426 Presidente dell’Associazione “Chiara Melle”

sig. Lucio Ariano  e-mail  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.    Responsabile e Coordinatore del Progetto

sig. Andrea Pichierri e-mail Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.   cell. 329-4125218 Collaboratore al Progetto

 

Ultimo aggiornamento Sabato 17 Luglio 2010 17:56
 
  • «
  •  Inizio 
  •  Prec. 
  •  1 
  •  2 
  •  3 
  •  4 
  •  5 
  •  6 
  •  Succ. 
  •  Fine 
  • »


Pagina 1 di 6